Quando usare la belladonna in omeopatia e qual è il dosaggio indicato

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    Belladonna omeopatia

    La belladonna è una pianta dalla molteplici virtù, di cui anche l’omeopatia si avvale per curare diverse patologie e disturbi. Sappiamo infatti che i prodotti omeopatici vengono confezionati a partire sempre da estratti naturali, che possono essere di origine vegetale, come in questo caso, ma anche animale e, a volte, minerale. Qualunque sia la fonte, essa viene trattata in dosi infinitesimali utilizzando l’acqua come elemento “conduttore” in grado di catturare e amplificare i principi attivi naturali. Questo effetto è chiamato dinamizzazione.

    I rimedi omeopatici hanno tanti estimatori quanti detrattori, perché a differenza della medicina tradizionale e dei suoi farmaci detti allopatici, perché curano il sintomo morboso usando sostanze a contrasto, non vengono testati sugli individui malati, ma su quelli sani. Il principio dell’omeopatia è proprio questo: il simile si cura con il simile. Le stesse sostanze che sono in grado, facciamo un esempio, di procurarci un’infiammazione, sono anche le stesse in grado di spegnerla, stimolando le difese immunitarie del nostro organismo. Ma torniamo alla nostra belladonna, vediamo le caratteristiche della pianta e quali sono i suoi utilizzi come medicinale omeopatico.

    Proprietà della belladonna

    La belladonna, chiamata così per via dell’uso estetico che ne facevano le donne durante il Medioevo, per migliorare l’incarnato e dilatare le pupille rendendo lo sguardo più intenso, è in realtà una pianta velenosa. Il suo nome completo scientifico è Atropa Belladonna, e si può trovare come pianta selvatica anche nei boschi delle Alpi e degli Appennini. In essa, sono contenuti tre alcaloidi che sono anche i principi attivi usati in fitoterapia: l’atropina, la iosciamina e la scopolamina. La prima agisce sul sistema nervoso parasimpatico come anestetico (ma guai ad esagerare con le dosi, può diventare letale), la seconda sul sistema nervoso centrale come stimolante, e la terza ha virtù sedative sempre sul sistema nervoso centrale. Vediamo ora per quali patologie è indicata la prescrizione della belladonna come farmaco omeopatico, e in quali dosi va assunta.

    Usi e dosaggi della belladonna in omeopatia

    Sono davvero tanti gli usi omeopatici della belladonna, vediamo i principali:

    • Apparato respiratorio: uno degli usi classici della belladonna in omeopatia è proprio nelle malattie che colpiscono le vie respiratorie, secondo il principio della similitudine. Quindi è indicato in caso di riniti allergiche, facilità a raffreddarsi, pneumopatie, tosse insistente e influenza
    • Gola: anche chi ha la gola delicata, facile ad arrossamenti e irritazioni può assumere la belladonna
    • Orecchie: le affezioni che colpiscono le orecchie, come otiti sia interne che esterne, traggono giovamento dalla somministrazione di belladonna
    • Occhi: ottima in caso di congiuntiviti e infiammazioni dell’occhio
    • Malattie esantematiche dei bambini: dal morbillo alla parotite alla scarlattina
    • Apparato genitale femminile: ottimi gli effetti della belladonna in caso di ciclo mestruale irregolare, e di dismenorrea (mestruazioni dolorose)
    • Sistema nervoso: eccellente contro mal di testa e cefalee, ma anche insonnia, depressione, epilessia, nevralgie
    • Pelle: la belladonna è indicata anche in caso di disturbi della cute come eczemi, acne giovanile e foruncoli, eritemi
    • Apparato gastrointestinale: la belladonna è eccellente rimedio contro gastrite e ulcera dello stomaco e del duodeno, colite e problemi al transito intestinale come stitichezza e gonfiore

    Per quanto riguarda il dosaggio, è praticamente lo stesso per tutti questi disturbi, ovvero:

    diluizione 4CH, 3 granuli o 5 gocce (a seconda che usiate una preparazione granulare o diluita) da 3 a 6 volte al giorno all’occorrenza. Naturalmente, poiché stiamo parlando di un medicinale, dovete farvelo prescrivere da un medico omeopata e seguire scrupolosamente le sue indicazioni.

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