Pubertà: bloccarla in attesa di scoprire l’identità di genere?

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    Bloccare la pubertà con delle iniezioni. Lo scopo? Attendere che i bambini riescano a far luce sulla loro identità sessuale. La notizia è di un paio di giorni fa e riguarda la Gran Bretagna: il National Research Ethics Service ha deciso per l’autorizzazione all’utilizzo di una terapia farmacologica per ritardare lo sviluppo e la crescita dei ragazzini/e di 12 anni “incerti” sulla propria identità di genere. Il tutto presso l’unico centro specializzato in tali problematiche, in seno al Tavistock and Portman NHS Trust di London e con iniezioni mensili.

    Queste notizie fanno ovviamente scalpore, soprattutto quando si scopre che negli Stati Uniti tali pratiche sono già legali ed autorizzate da tempo. Il concetto è che i dodicenni incerti sulla personale identità sessuale potrebbero avere più tempo per comprendere la propria natura prima di sviluppare quelle caratteristiche somatiche tipiche del genere a cui fisiologicamente appartengono. Per un ragazzino che ha un’indole femminile, ad esempio il cambiamento della voce e l’inizio della peluria potrebbero creare confusione e viceversa con lo sviluppo del “bottone mammario” nelle piccole donne. Tutto ciò dovrebbe evitare i molteplici disagi psicologici del caso. Ma veramente? Chi si oppone a tale autorizzazione non ne è convinto e devo dire che dei dubbi assalgono anche me. Bastano alcuni mesi di iniezioni per scoprire la propria identità sessuale?

    Ed una volta sospesi questi farmaci i ragazzini non dovranno poi affrontare comunque i cambiamenti fisici? Saranno pronti? I medicinali per bloccare lo sviluppo non sono una novità: anche in Italia esistono ed è possibile farvi ricorso, ma in casi molto selezionati di pubertà precoce (8-9 anni), per motivi psicologici (pensate ad una bimba che a 9 anni inizia a sviluppare il seno) o fisici (i cambiamenti ormonali alterano la crescita fisica). Di fatto si tratta di sostanze chimiche con effetti collaterali! Ma la cosa che più mi da da pensare nel caso britannico è: sottoporre un ragazzino/a ad una terapia per scoprire quale identità sessuale gli sia più consona, in qualche modo non li etichetta? La sessualità è una questione fisiologica che va vissuta con naturalità e libertà di scelta. Al momento opportuno, ovvero quando si manifesta, senza che si creino aspettative. Laddove esistono ancora ristrettezze mentali sul tema, basterebbero serie campagne di educazione sessuale sulla massa e non su ragazzini confusi. Ma forse ho una visione del mondo troppo semplicistica e non spetta a me giudicare, solo riportare la notizia. La vostra opinione mi farebbe piacere!

    Dolcetto o scherzetto?