Psicologia: quando il narcisismo è patologico

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    Il narcisismo, è un termine oramai entrato a far parte del nostro lessico quotidiano, ma quando va ben oltre un innocuo tratto caratteriale, che riesce sempre a strappare un sorriso, siamo di fronte ad una condizione patologica, capace di compromettere la qualità delle relazioni personali di chi se soffre. Secondo le stime, infatti, la popolazione affetta da questo disturbo della personalità, vanno dall’1% al 4%. Inoltre, dal punto di vista degli esperti, si tratterebbe di un fenomeno notevolmente sottodimensionato, nonostante sia in continua crescita.

    Il narcisismo patologico, figlio probabilmente della cultura dell’apparire, veicolata soprattutto dai media, in primis dalla televisione, è scatenato da diversi fattori. Spesso si tratta di una vera e propria disfunzione, mentre in altri casi la dipendenza dalle droghe può aggravare il problema. Eppure, il narcisismo, rischia di sparire dall’elenco dei disturbi mentali riconosciuti, così come altri disturbi della personalità come la paranoia, la dipendenza, o il disturbo istrionico.

    Nel 2013, infatti, sarà pubblicato un nuovo manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, in cui vengono cancellati proprio questi disturbi. La presidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio, Marialori Zaccaria, ha espresso tutto il suo disappunto al riguardo. Inoltre, ha spiegato che:

    Il narcisismo patologico è un disturbo molto diffuso, che può essere grave e avere ripercussioni importanti perché, ad esempio, mina profondamente le relazioni familiari. Senza contare che l’uso di stupefacenti, frequente in queste persone, nasce dalla convinzione di poter “curare” da soli i loro problemi.

    Secondo la dottoressa Zaccaria, alla base della cancellazione di queste patologie è la medicalizzazione dei disagi mentali, ovvero, la tendenza a dare maggiore importanza alla malattie su cui è possibile intervenire con i farmaci. Ma eliminare una patologia come il narcisismo, porta a ricadute negative sui pazienti, a cui non sarà più riconosciuta la possibilità di essere rimborsati da eventuali assicurazioni per la psicoterapia.

    Intanto, dagli Stati Uniti, è partita una protesta in forma scritta per contestare la decisione, a cui farà eco anche quella della comunità scientifica italiana.

    Dolcetto o scherzetto?