Protesi Pip: espianto per tutte le donne

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Protesi seno Pip non cancerogene

Ricordate le protesi al seno Pip, che tanto allarme avevano suscitato dopo la scoperta che venivano realizzate con silicone industriale non a norma? Proprio per evitare gravi conseguenze sulla salute, tutte le pazienti che erano state sottoposte a mastoplastica additiva con le Pip erano state invitate a richiedere un espianto peraltro a spese del Servizio sanitario nazionale. In Italia le pazienti ” a rischio” erano poco più di 4mila. A proposito di espianto e di costi per il SSN, il Consiglio di Stato ha bocciato il ricorso che il Ministero della Salute aveva presentato contro il Tar del Lazio che, a sua volta, facendosi portavoce di una formale richiesta del Codacons, aveva richiesto una modifica delle linee guida. Ma vediamo meglio la questione.

Protesi Pip: espianto a carico del SSN per tutte

Nel mese di aprile del 2012, il Tar del Lazio, in accoglimento di una richiesta del Codacons, aveva presentato un’ordinanza al Ministero della Salute affinché le linee guida stabilite a seguito dello scandalo Pip venissero modificate. Infatti il Dicastero presieduto dal ministro Renato Balduzzi, aveva stabilito che l’espianto (con reimpianto) delle famigerate protesi tossiche fosse interamente pagato dallo Stato solo allorquando una visita specifica (comprensiva di risonanza magnetica ed ecografia) della paziente avesse rilevato effettivi danni o conseguenze negative per la salute legati alla presenza dell’impianto. In tutti gli altri casi, l’espianto doveva ritenersi a carico della paziente.

Immediata era stata la rimostranza del Codacons, per voce del suo Presidente: “Devono essere le donne che hanno subito l’impianto delle protesi, e non i medici, a decidere sulla rimozione delle stesse, anche in assenza di danni fisici o di una precisa indicazione medica. La paura e lo stato psicologico di angoscia determinato dallo scandalo che ha coinvolto le protesi Pip sono elementi sufficienti a giustificare l’espianto e il reimpianto a totale carico del SSN”.

Accogliendo questo ricorso, il Tar del Lazio aveva presentato il 30 aprile, una ordinanza nei confronti del Ministero che recitava così: “E’ necessario che il Ministero della Salute riveda la possibilità di estendere i principi fissati, in relazione all’espianto e al reimpianto, a carico del Servizio Sanitario Nazionale, delle protesi Pip, alle donne che lo richiedano, inserendo in coda alla lista di attesa le istanti che non abbiano una prescrizione medica che ha attestato la necessità della sostituzione”. Ora, con l’ok del Consiglio di Stato, che di fatto dà ragione a Codacons e Tar, non resta che aspettare l’udienza del 18 dicembre, che stabilirà una volta per tutte chi dovrà sostenere tutte le spese per l’espianto delle Pip sulle oltre 4mila pazienti in “attesa di giudizio”. Intanto, però, veniamo a scoprire che seppur scadenti, in realtà proprio tossiche non sarebbero…
Protesi Pip non tossiche, lo studio GB

Come ricorderete, lo scandalo scoppiò dapprima in Francia, dal momento che l’azienda produttrice degli impianti (Poly Implant Prothese) aveva sede proprio Oltralpe, per poi diffondersi praticamente in tutto il mondo, Italia inclusa. L’accusa, che ha portato all’arresto del fondatore della Pip, Jean Michel Mas, era quella (gravissima, criminale), di aver realizzato delle protesi a basso costo con silicone non omologato per uso medico e quindi potenzialmente tossico per l’organismo umano, in grado, in caso di rottura della protesi, di provocare infiammazioni e anche tumori. Tuttavia, secondo quanto scoperto da un recentissimo studio GB, in realtà le protesi Pip non sarebbero tossiche, men che meno cancerogene.

Il Servizio sanitario britannico ha commissionato ad un team di scienziati uno studio sulla tossicità per l’uomo delle protesi Pip, già dall’anno scorso ritirate dal mercato ma che sono state usate per mastoplastiche additive dal 2001. Nella sola Gran Bretagna gli interventi con gli impianti incriminati sono stati 47mila. Al termine della loro indagine, gli esperti hanno potuto decretare che: “Tutti i test realizzati hanno dimostrato che queste protesi non sono tossiche e non presentano rischi a lungo termine per la salute delle donne”. Nel Regno Unito sono state finora 750 le donne che si sono fatte rimuovere le Pip, con intervento regolarmente rimborsato dalla Sanità pubblica. Hanno fatto male? Non proprio.

Protesi Pip non tossiche ma a rischio rottura

Sebbene non cancerogene, e neppure tossiche, tuttavia le protesi Pip andrebbero comunque rimosse e sostituite con impianti di qualità migliore, perché, come spiegano gli esperti GB coordinati da Bruce Keog: “Di una qualità inferiore a quella di altre protesi e maggiormente suscettibili di rotture“. In buona sostanza, e come sempre in campo medico, incluso quello estetico, se si vuole ottenere un buon risultato e soprattutto che sia durevole, è sempre meglio optare per il meglio, in termini di professionalità dei chirurghi e di qualità dei materiali usati. Diversamente, si rischia davvero di compromettere la propria salute per apparire più belle o più giovani. Ne vale la pena?

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Giovedì 06/09/2012 da

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