Protesi PIP, al via i primi espianti in Italia

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    Le protesi PIP (Poly Implants prothesis)? Meglio toglierle. Anche la Gran Bretagna in queste ore si allinea ad altri Paesi come il Venezuela, il Brasile, la Francia, la Germania, la Repubblica Ceca ed ovviamente la Francia, consigliando alle signore impiantate con queste protesi al seno di sottoporsi ad intervento chirurgico per la sostituzione: il governo sosterrà le spese per le donne operate in strutture pubbliche e si sta valutando una sorta di rimborso anche per le pazienti operate in cliniche private. In Francia sono state già sottoposte a chirurgia in questo senso quasi 700 signore ed anche in Italia l’iter è cominciato.

    Nonostante il Ministro della Salute Renato Balduzzi abbia invitato a stare tranquille, alcune donne, hanno scelto la sostituzione, anche a proprie spese e senza effettivi rischi. In Italia infatti i costi della rimozione, saranno coperti dal Sistema Sanitario Nazionale, laddove tramite visite ed ecografie di controllo si evidenzi quella che il Consiglio Superiore di Sanità, ha definito una “indicazione clinica specifica” cioè in caso di rischio concreto per la salute. Benché in Francia siano infatti stati evidenziati 20 casi di tumore al seno dopo l’impianto di queste protesi mammarie, ancora non è stato accertato il nesso tra le sostanze (sicuramente non testate come da ammissione dello stesso produttore) ed il cancro. Certo invece è che sono più soggette a rottura ed irritazioni.

    Molte donne si ritrovano le protesi PIP per una scelta estetica, mentre altre per una ricostruzione mammaria dopo mastectomia per tumore al seno, e la cosa che sconvolge di più è forse proprio questa, mettere a repentaglio la vita non solo per un motivo estetico, ma anche per salvarla da un tumore ed offrire una qualità di vita ed un recupero emotivo più rapido. La categoria dei chirurghi plastici, come pure le strutture sanitarie pubbliche e private si difendono: il materiale protesico non è stato mai acquistato a prezzi low cost per guadagnare a scapito delle pazienti, le protesi avevano dei costi equi, normali, c’erano dei bandi pubblici per l’assegnazione delle forniture…..Tutto vero, ma qualcosa nel meccanismo non funziona e si spera che una volta superata l’emergenza, perché benché non si voglia allarmare la popolazione, ormai la preoccupazione c’è e nessuna donna vorrebbe vivere con questa spada di Damocle sulla testa, le normative e le leggi possano essere cambiate.

    Oggi infatti per immettere in commercio materiali protesici di questo tipo, in Europa non servono particolari test ed autorizzazioni, a differenza degli Stati Uniti e come denunciato nei giorni scorsi proprio in Gran Bretagna a proposito dei filler. Purtroppo in Italia scopriamo anche che il registro delle protesi al seno di cui si era lungamente parlato più di un anno fa su proposta del sottosegretatrio Francesca Martini, e che prevedeva anche il divieto delle protesi al seno alle minorenni, non è mai decollato adeguatamente: ricordiamo che obbligava a segnalare l’impianto di protesi mammarie anche ai privati. Ora tutto starà nella bontà dei singoli medici privati e nella loro capacità di individuare le pazienti impiantate con le PIP per invitarle a controlli ulteriori.