Protesi al seno PIP, il punto della situazione

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    Come annunciato e previsto il ministro della Salute Renato Balduzzi ha stilato e firmato un’ordinanza per individuare in tutta Italia il numero effettivo delle signore impiantate con protesi mammarie PIPPoly Implant Prothese: l’atto obbliga di fatto tutte le strutture ospedaliere pubbliche e private, ma anche gli ambulatori, a stilare una dettagliata lista con elenco dei nominativi delle donne interessate dal rischio. Il tutto rapidamente, entro 15 giorni. Sono circa 30.000 le signore in questione che potrebbero essere messe sotto controllo.

    Tutte le strutture d’eccellenza, come ad esempio lo Ieo hanno già richiamato le pazienti protesissate Pip per delle verifiche, ma non si può dire lo stesso delle piccole aziende sanitarie o soprattutto dei privati. Certo è che molte donne vivono nel terrore che queste protesi esplodano o che possano provocare il cancro. Ricordiamo infatti che sono state realizzate con un particolare tipo di silicone, non autorizzato e risultato tossico. Finora non sono stati ancora provati i nessi tra tumore e silicone in questione, come ha garantito anche il nostro Consiglio Superiore di Sanità, certo è che sono esplose finora il doppio delle protesi in questione rispetto alle normali (comunque e benché raramente soggette a tale fine) e 9 casi di tumore in Francia con due donne decedute non fa di certo stare tranquilli.

    Ma l’Italia e la Francia non sono gli unici Paesi interessati, anche in Venezuela (dove la chirurgia plastica ha un grande rilievo) il ministro per la salute ha annunciato controlli a tappeto ed espianti a spese del Governo. In tutto parliamo di 3-400.000 donne in oltre 65 paesi al mondo! Insomma un affare stramiliardario. Per questo iniziano a svilupparsi le doverose Class Action ed i Governi sperano di rientrare in qualche modo delle spese ingenti che stanno già affrontando per tenere la situazione sotto controllo e poi per tutelare la salute delle donne coinvolte.

    Dal canto suo il magnate Jean-Claude Mas, proprietario della PIP e attualmente sotto inchiesta, non si scompone. Anzi, dopo il fallimento della società in questione nel 2010 in conseguenza dello scandalo delle protesi, si appresta a varare una nuova azienda, in cui pare abbia cambiato solo il nome, ma non la ragione sociale: la Fit, France Implant Technologie, società di fabbricazione di materiale medico-chirurgico e dentario. E questo sarebbe veramente scandaloso se accadesse veramente (come pare). Non trovate?