Protesi al seno pericolose: lo Ieo richiama le sue pazienti

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    protesi seno pip

    Torniamo al caso delle protesi al seno PIP ovvero quelle prodotte dall’azienda francese Poly Implant Prothese. Sul sito dello IEO Istituto Oncologico Europeo, (Milano) si rende noto che tutte le 621 pazienti a cui erano state impiantate queste protesi sono state contattate ed invitate a recarsi presso la struttura per un’ecografia mammaria (ovviamente gratuita) ed una visita con un chirurgo plastico. Dallo Ieo arriva anche una raccomandazione: quella di non farsi prendere dal panico, perché, a detta degli esperti, ancora non sarebbe stato possibile individuare un rapporto certo di causa-effetto tra le protesi PIP ed il carcinoma mammario.

    Nel pomeriggio di oggi un incontro del Ministro della Salute con i rappresentanti regionali quale confronto sullo stato della situazione a partire dalle cifre della diffusione delle protesi in Italia. Le protesi in questione erano state bloccate come commercializzazione, anche nel nostro Paese, dai primi mesi del 2010 ed era stato annunciato il “punto della situazione” già nelle settimane successive. Certo è che dopo il caso delle due donne francesi morte di tumore dopo l’impianto di queste protesi mammarie, l’ansia di chi le porta all’interno del corpo aumenta. La cosa che deve tranquillizzarci è che almeno questi impianti sono stati segnati, nell’adeguato registro e dunque è abbastanza facile risalire alle sfortunate signore.

    Ci sono due cose però su cui ho voglia di riflettere con voi. Ieri vi abbiamo riportato la testimonianza di una donna impiantata con queste protesi mammarie che giustamente vive nel terrore di sviluppare un cancro e si domanda meravigliata come mai il “famoso” chirurgo che l’ha operata anni fa ha usato queste protesi. La colpa in realtà non è del medico che ha usato materiale scadente, ma di chi e come ne ha autorizzato l’immissione in commercio: si tratta di dispositivi che dovrebbero essere sottoposti a vari test. Ciò non toglie che a volte “sfuggono” dei particolari ed una volta rilevati alcuni “effetti collaterali” più o meno pericolosi, grazie al sistema di sorveglianza, questi o altri dispositivi medici (come pure i farmaci) possono essere ritirati.

    Ma questo accade in tutto il mondo: non solo in Italia ed in Francia, le protesi Pip sono state vendute anche in Olanda ed in Israele, tanto per citare due luoghi dove si sono attivati in questi giorni i medesimi meccanismi italiani. Il tutto nasce dalla volontaria azione del fondatore della Pip, il 72enne Jean Claude Mas, che ha ammesso di aver utilizzato per i suoi prodotti due tipi di silicone: uno regolare, autorizzato ed un altro molto più economico, artigianale, un gel alimentare di manifattura francese che sembrava avere le stesse caratteristiche chimiche dell’altro. Indubbiamente non era così visto che è risultato tossico.

    Il secondo aspetto che vorrei rilevare è che anche lo IEO, un istituto oncologico ha impiantato le protesi alle sue pazienti. Solitamente si pensa alle protesi al seno come un qualcosa di anomalo, scelto da donne vanitose per sembrare più belle e prosperose. Mi sembra invece doveroso ricordare che si tratta di uno strumento utile e prezioso per tutte quelle pazienti, affette da tumore al seno, a cui viene fatta una mastectomia. La protesi serve loro a recuperare prima, evitando di vedere sul proprio corpo i segni deturpanti del cancro. Ulteriori approfondimenti nel sito dello IEO.