Protesi al seno cancerogene, anche in Italia il reimpianto sarà a carico del SSN

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    Protesi seno cancerogene Italia finanzia reimpianto

    Le ormai note protesi al seno Pip, giudicate potenzialmente cancerogene, stanno creando un certo allarme, specialmente in Francia, dove il Ministero della Sanità ha caldamente invitato le circa 30mila donne sottoposte alla mastoplastica additiva negli scorsi anni, a contattare i propri chirurghi plastici per procedere ad un reimpianto. Il Servizio Sanitario francese si accollerà tutte le spese necessarie per il nuovo intervento, onde evitare che qualche paziente eviti di sottoporsi all’espianto delle protesi pericolose per problemi economici.

    Del resto, ne va davvero della loro salute. In Italia la situazione parrebbe meno preoccupante, ma è stato comunque creato un gruppo di lavoro permanente presieduto dal neo ministro Renato Balduzzi, che ci tiene a rassicurare a proposito del basso rischio di cancerogenicità per non generare allarmi ingiustificati. E tuttavia, le protesi Pip sono altamente nocive, il silicone di cui sono riempite è scadente e difettosa è la fattura stessa degli impianti, in caso di rottura possono provocare infiammazioni, per questo erano già state ritirate dal mercato nel 2010.

    Ma solo in Italia si stima che prima di quella data le protesi della ormai fallita ditta Pip (che costavano la metà rispetto a quelle di buona qualità) siano state impiantate su almeno 4 mila donne, ma il numero potrebbe essere superiore perché per motivi di privacy le cliniche possono non segnalare gli interventi di mastoplastica additiva che praticano.

    Per quanto riguarda il reimpianto, il ministro Balduzzi consiglia le donne che si siano fatte operare al seno per impiantare protesi al silicone tra il 2005 al 2010, di contattare i chirurghi per delucidazioni. Inoltre, per tutti i casi di impianti effettuati per motivi di salute, ovvero come chirurgia plastica ricostruttiva conseguente ad una asportazione del seno per carcinoma della mammella, l’intervento sarà interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Almeno questa è una buona notizia.