Pillole e frullati alla placenta: rischio contaminazione batterica

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    Frullati alla placenta

    Pillole e frullati alla placenta sono l’ultima moda, che fa discutere e, in alcuni casi, inorridire, via social. Una moda, che secondo le autorità inglesi potrebbe comportare un rischio, da non sottovalutare, di contaminazione batterica. Meglio pensarci due volte, quindi, prima di imitare le star d’oltreoceano e le starlette d’adozione che tracannano beveroni al gusto di placenta a favore di fotocamera e di social network.

    Mangiare la placenta, sotto forma di pillole, compresse o frullato in base alle preferenze e alla circostanza, sembra essere diventata davvero una moda imperante tra le neo mamme, vip e non. Perché? La convinzione è quella che sia un ottimo modo per farsi del bene: i prodotti a base di placenta sarebbero una miniera di sostanze preziose, dall’azione benefica sull’umore e sulla pelle.

    La prima a rendere nota la propria strana preferenza è stata la star australiana Nicole Kidman e recentemente anche la showgirl Claudia Galanti ha postato via social la sua foto mentre gusta un frullato a base di placenta, che, secondo lei, avrebbe effetti miracolosi sul suo umore, sulla sua salute e sulla sua pelle.

    Ora, tutte le fan del genere, più o meno conosciute e più o meno vip, dovranno cominciare a rivalutare bene la loro nuova mania. Infatti, l’azienda inglese che per prima ha commercializzato i prodotti a base di placenta, L’Independent Placenta Encapsulation Network (Ipen), è stata richiamata all’ordine dal Dacorum Borough Council, che le ha intimato di cessare la commercializzazione delle sue pillole e dei suoi frullati. Il motivo? L’elevato rischio di contaminazione batterica. In particolare, ci potrebbe essere il pericolo che lo stafilococco aureo, presente nel 10% delle parti intime delle donne, potrebbe essere presente nella placenta.

    Pillole e frullati che, quindi, non solo potrebbero non sortire gli effetti benefici desiderati sulla salute delle donne, ma, al contrario, rischiarebbero di comprometterla, aumentando il rischio di infezioni batteriche pericolose.

    L’azienda, però, si difente: la placenta dovrebbe essere conservata a 8° C e utilizzata entro quattro ore dal parto e loro seguono alla lettera la procedura, quindi non ci sono rischi per la salute. La sua fondatrice, che sperimenta i suoi prodotti in prima persona, Lynne Shrief ha spiegato ai giudici inglesi, chiamati a pronunciarsi a breve sulla vicenda, che pillole e frullati a base di placenta migliorano l’umore, prevenendo la depressione post partum e aumentano la produzione di latte nelle neomamme.