Per seguire meglio i malati di tumore, gli oncologi vanno a lezione di “empatia”

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    Quanto è importante, per i malati di tumore, il rapporto con il proprio medico? Fondamentale, perché il percorso, spesso accidentato e doloroso, di cura dal cancro, è davvero una formidabile palestra di vita non solo per il paziente, ma anche per l’oncologo. Un sentiero che si percorre insieme, malato e dottore, gioendo insieme delle vittorie e facendosi forza nei momenti di sconforto. Insomma, si crea un rapporto di complicità che va (o dovrebbe andare) al di là del normale e sempre un po’ “freddo” rapporto medico-paziente.

    Ma non sempre stabilire un rapporto da subito empatico con un malato è semplice per chi svolge la professione medica, perché se è vero che è necessario mantenere quell’igienico “distacco” per non creare rapporti di dipendenza che sono più nocivi che altro, è altrettanto vero che il calore umano, la comprensione, la capacità di comunicare non solo con il linguaggio, ma anche in modo non verbale, sono indispensabili affinché il paziente si fidi e affidi serenamente alle cure essendo sempre perfettamente consapevole del tipo di terapia che sta seguendo, e perché.

    Proprio per meglio calarsi in questo ruolo, e imparare a gestire nel modo migliore anche le paure e i momenti di depressione a cui vanno incontro i malati di tumore, negli USA è stato messo a punto uno speciale corso di empatia, le cui lezioni si potranno seguire tranquillamente attraverso un DVD, proprio per gli oncologi.

    E’ stato studiato dai ricercatori della Duke University guidati dal prof. James A. Tulsky, responsabile del Centro di Cure Palliative, e insegna ai medici come porsi di fronte alle più frequenti reazioni emotive dei pazienti che scoprano di avere una neoplasia, e di come comunicare nel modo migliore sia la diagnosi che le varie opzioni terapeutiche. Insomma, cosa dire, e come dirlo, a seconda dei casi e della maggiore o minore serietà della prognosi.

    “L’empatia è un tratto di personalità del medico che può essere migliorato con brevi corsi specifici che includono seminari teorici ed esercitazioni pratiche – spiega Paolo Gritti, prof. di Psichiatria e Direttore del Master in Psiconcologia alla facoltà di Medicina della Seconda Università di Napoli – Un medico empatico fa sentire a proprio agio il paziente e lo mette nella condizione di esprimere con maggiore sincerità i proprio stati d’animo.

    Ne consegue una migliore alleanza terapeutica, che permette di ottenere i migliori risultati possibili sia nelle cure che per la qualità di vita dei malati”. Lo studio che ha portato alla progettazione dei DVD con l’allenamento interattivo all’empatia è stato pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine.