Per prevenire le infezioni negli ospedali si dovrebbero aprire le finestre più spesso

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    Ospedale finestre

    Una delle cose che colpisce di più negli ospedali, anche quelli più moderni e ben tenuti, è la sensazione di soffocamento da “aria viziata”. Difficile da dimenticare. In genere, infatti, il ricambio d’ossigeno viene assicurato più dagli impianti di aerazione che non dal semplice atto di aprire le finestre, come si fa normalmente in casa propria. Ma questa precauzione “stona” poi con il gran numero di infezioni tipicamente ospedaliere in cui i pazienti rischiano di incorrere, indipendentemente dall’igiene più o meno scrupolosa del personale, degli arredi e del malato stesso. Insomma, cambiare l’aria aprendo le finestre è così controindicato?

    Secondo uno studio condotto da Jack Gilbert, coordinatore dell’Earth Microbiome Project (una sorta di enorme database delle svariate specie di germi esistenti) mescolare l’atmosfera esterna con quella interna degli ospedali grazie all’apertura delle finestre è una cosa positiva, che non aumenta il rischio di colonizzazione dei temuti super batteri antibiotico-resistenti, anzi.

    Gilbert ha esposto le sue considerazioni all’American Association for the Advancement of Science, sostenendo che: “Aprendo le finestre si lasciano entrare i batteri esterni, non facendo né diluire i patogeni né permettendogli di mettere radici perché c’è troppa competizione tra i microbi per accaparrarsi dei nutrienti e dell’energia di cui i batteri hanno bisogno per sopravvivere”.

    Secondo l’esperto la comunità batterica che prolifera negli ospedali non è tutta nociva, e l’eccesso di igienizzazione potrebbe alla fine essere controproducente. “Si finisce per perdere questo campo verde di strato protettivo lasciando spazio ai batteri cattivi che entrano dentro provocando infezioni ospedaliere”, ha spiegato.

    Ecco che, perciò, meglio sarebbe aprire più spesso le finestre e usare un po’ meno detergenti antibatterici per creare una situazione ideale dal punto di vista della colonizzazione batterica. Certo, leggere una notizia come questa dopo le terribili immagini che abbiamo visto relative al caso della donna in coma trovata legata alla barella in un corridoio dell’Umberto I di Roma, fa un po’ impressione, come minimo.