Per diagnosticare precocemente l’Alzheimer presto basterà uno spray nasale

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    Alzheimer diagnosi precoce

    Per combattere l’Alzheimer, o almeno rallentarne il distruttivo progresso, la diagnosi precoce è forse l’unico prezioso strumento nelle mani dei neurologi. Cominciare immediatamente le terapie, infatti, permette di aiutare il paziente a controllare fin dal loro esordio i principali effetti negativi che questa malattia degenerativa del sistema nervoso centrale opera sulla memoria. A tal proposito, molti passi avanti sono stati fatti negli ultimi anni, addirittura si è potuto stabilire che attraverso la risonanza magnetica è possibile prevedere l’insorgenza del morbo di Alzheimer 10 anni prima che si manifestino i primi sintomi.

    Ma è notizia ancora più recente la messa a punto di un nuovissimo strumento di facile e immediato utilizzo, che sarà a breve in grado di diagnosticare precocemente la malattia: uno spray nasale. Secondo i ricercatori tedeschi dell’Università Tecnica di Darmstadt, proprio attraverso il naso, infatti, è possibile arrivare fino al cervello, andando a controllare che cosa sta accadendo tra le cellule neuronali.

    In pratica, grazie a questo semplice spray, sarà possibile evidenziare l’eventuale presenza di quelle proteine che sono associate proprio all’insorgenza del morbo. La proteina TAU, infatti, che è la responsabile principale della distruzione delle cellule cerebrali, viene rivelata, attraverso lo spray, anche nella mucosa nasale.

    “Nel naso dei pazienti si trovano depositi della proteina TAU”, ha spiegato Boris Shmidt, che ha curato lo studio e la messa a punto dello spray diagnostico. Per giungere alla scoperta, gli scienziati hanno analizzato 100 cadaveri di persone che erano state malate di Alzheimer, rilevando proprio la proteina TAU nelle loro narici. Come funzionerà lo spray?

    In modo molto semplice, il medico ne spruzzerà una dose nel naso dei pazienti e attenderà che le sostanze di contrasto evidenzino (o meno) la presenza della proteina. Un test immediato e non invasivo, che potrebbe davvero costituire una svolta nella difficile lotta contro la terribile malattia di Alzheimer.

    Dolcetto o scherzetto?