Parto indolore: è dibattito sull’uso di oppiacei

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    Partorire senza dolore

    Partorire senza dolore con una nuova tecnica alternativa all’epidurale: è in corso una sperimentazione al Careggi di Firenze che utilizza un oppioide per alleviare i dolori del parto. La notizia è stata pubblicata un paio di mesi fa (il 18 Marzo scorso) sulle pagine del Corriere della sera e da lì è rimbalzata su altri giornali ed in tutto il web, animando le speranze di future mamme ed un duro dibattito sull’uso di questa metodica. La Società Italiana di Anestesia e Rianimazione si oppone e lo fa spedendo una lettera allo stesso quotidiano, spiegandone le motivazioni. Ma vediamo di capirci qualcosa in più.

    Partiamo dal fatto che le donne hanno spesso paura del parto, perchè soprattutto alla prima gravidanza, non sanno cosa accade. Per lo più temono il dolore. Presso il nosocomio fiorentino, dal 2006 più di 1000 donne hanno accettato, pur di avere un parto indolore, di sottoporsi alla somministrazione per via endovenosa di un farmaco, il remifentanil, anestetico della famiglia degli oppiacei. Titolare dello studio, la Dott.sa Anna Melani, responsabile del reparto di anestesia del dipartimento materno-infantile: è certa della sicurezza della tecnica a tal punto da somministrarla anche alla figlia. I dati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale “Anesthesia&Analgesia”, ma già lì non hanno riscosso un grande successo.

    La Società Italiana di Anestesia e Rianimazione contesta duramente questa tecnica perché la considera rischiosa. Nella lettera spedita al Corriere, (nel sito della Siaarti trovate il testo integrale) si afferma quanto segue: “ La comunità scientifica internazionale e quella Italiana non considerano questa tecnica di parto indolore un’alternativa all’analgesia epidurale. Il remifentanil è un nuovo e costoso farmaco oppioide sintetico che purtroppo ha scarsa efficacia analgesica e potenziali effetti secondari pericolosi di depressione respiratoria su mamma e soprattutto sul neonato. I risultati delle sperimentazioni internazionali su questo farmaco sono ancora controversi e non vi è alcuna raccomandazione o linea guida accreditata che ne autorizzi l’uso per le future mamme”.

    Di fatto l’epidurale esiste e rimane la tecnica più sicura ed efficace, sia per la donna che per il bambino, si aggiunge nella lettera, ricordando che il Comitato Nazionale di Bioetica si è detto a favore del diritto della donna a partorire senza dolore e concordemente alle linee guida dell’ISS indica l’analgesia epidurale come la tecnica migliore. Di recente il Ministero della Salute l’ha inserita nei livelli minimi di assistenza. Come è stato evidenziato anche dalla Dott.sa Meloni, il remifentanil andrebbe usato solo nei casi in cui l’epidurale non è possibile: ovvero, quando la futura mamma la rifiuta o ci sono controindicazioni: l’allergia al farmaco utilizzato, problemi di coagulazione o alla colonna vertebrale.

    Al riguardo, nella lettera degli anestesisti si legge:” ….Ci meraviglia l’approvazione clinica del suo uso su un numero così grande di donne da parte del comitato bioetico del Careggi: come è stato ottenuto il consenso informato su più di 1000 mamme per l’uso di un farmaco non approvato dal ministero per quell’uso, scarsamente o solo parzialmente efficace e potenzialmente pericoloso per il neonato?”.

    A questa domanda possiamo in parte rispondere noi donne: nonostante esistano le succitate linee guida, malgrado la legge e la sicurezza dell’epidurale, gli ospedali italiani ancora non offrono pienamente questo servizio. Secondo i dati più recenti solo il 16% delle strutture italiane è attrezzata per questa metodica in sala parto, contro il 90% delle donne che la richiede. Ci sembra dunque normale che tutte queste donne abbiano accettato di partorire utilizzando il remifentanil. Non quale alternativa all’epidurale, ma all’epidurale che non c’è. Partorire senza dolore non è un capriccio, ma un diritto.

    Foto da:

    riminibeach.it

    Dolcetto o scherzetto?