Paraplegia: uomo torna a camminare dopo stimolazioni elettriche

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    Un uomo, affetto da paraplegia torna a camminare grazie alle nuove frontiere mediche ed in particolare ad una tecnica basata sulle elettrostimolazioni. Si tratta del primo caso al mondo su un essere umano, dopo che alcuni test avevano dato esiti positivi su topolini da laboratorio. Il protagonista di questa storia si chiama Rob Summers ed ha 25 anni. 5 anni fa era stato vittima di un incidente stradale, con conseguente lesione spinale e paraplegia. Ha perso l’uso delle gambe e del torace: paralizzato, con una lievissima sensibilità.

    Dopo due anni di terapia e riabilitazione standard che non avevano portato a progressi, il ragazzo è diventato il primo paziente umano a sottoporsi ad una sperimentazione clinica con elettrodi applicati, tramite intervento chirurgico, direttamente sulla dura madre (la corteccia che circonda e protegge il midollo spinale). Era il dicembre del 2009. Ebbene, dopo solo 7 mesi, il primo passo con assistenza e soprattutto la capacità di tenersi in piedi da solo. Nei giorni scorsi la pubblicazione dei risultati di questo lavoro sulla rivista scientifica The Lancet, dove l’evento straordinario viene spiegato al meglio. Quando si ha una lesione spinale, si interrompe la comunicazione tra il cervello ed i muscoli che devono rispondere all’impulso del movimento. Il presupposto scientifico sul quale anno lavorato i ricercatori, era quello di ripristinare questi messaggi, utilizzando le fibre neurali salve e non tentando di riconnettere quelle rovinate. Indubbiamente il giovane Rob, ne aveva preservata qualcuna. In più la sua giovane età, il suo fisico atletico e di sicuro la caparbietà hanno portato a questo successo.

    Per ora il ragazzo può muoversi autonomamente solo attraverso il macchinario acceso che trasmette impulsi elettrici agli elettrodi all’interno del suo corpo. Ma progressi, soprattutto nella funzionalità sessuale e della vescica, si hanno anche con l’apparecchiatura spenta. Hanno firmato la ricerca i neuroscienziati V. Reggie Edgerton della University of California di Los Angeles, e Susan Harkema dell’Università di Louisville nel Kentucky. Il tutto è stato finanziato dal National Institutes of Healt e dalla Christopher e Dana Reeve Foundation.