Omeopatia ed agopuntura in ospedale: c’è chi dice no

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    agopuntura e medicine alternative in ospedale

    Agopuntura, omeopatia e fitoterapia: da qualche tempo tali pratiche di “medicina alternativa” vengono praticate presso la Asl di Grosseto in un ospedale pubblico, previo pagamento del ticket per i residenti della Regione Toscana. Le metodiche, come abbiamo già avuto modo di raccontarvi si applicano però non come vere “alternative” alla cosiddetta medicina ufficiale, ma quale terapia complementare: un servizio in più ad esempio nel controllo del dolore cronico.

    Un’iniziativa di sanità illuminata, ma qualcuno dice no e parla di maghi e fattucchiere. E non è un personaggio qualunque. Si tratta bensì del prof. Silvio Garattini direttore dell’Istituto per le Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, in un’intervista al settimanale “Oggi”. L’illustre farmacologo parla di mancanza di prove scientifiche e spiega la sua posizione con le seguenti parole: “l’agopuntura è tutta in discussione; i prodotti omeopatici, in gran maggioranza, non contengono nulla, i prodotti fitoterapici non si sa bene che cosa contengano e possono variare da preparazione a preparazione. Non vi è nessun controllo, sono stati messi in commercio solo con una notifica e non sono obbligati a presentare alcuna documentazione che ne garantisca l’efficacia. La pseudo-ragione che determina la scelta di mettere queste medicine sullo stesso piano si basa sul diritto dei cittadini a essere liberi nella scelta o nel rifiuto delle terapie. Diritto lecito, ma se bisogna accontentare i desideri di tutti, perché non dare spazio in ospedale anche a fattucchiere, maghi e guaritori in cui una parte del pubblico ripone grande fiducia? La via delle due medicine è anche un attentato al Servizio Sanitario Nazionale, la cui sostenibilità nel tempo è legata al rimborso dei trattamenti basati sull’evidenza. È bene che i politici riflettano sulla necessità di privilegiare la razionalità anziché rincorrere tutto ciò che può portare consensi e voti». Parole dure che lasciano spazio a numerose reazioni. Va detto che l’agopuntura si insegna all’università anche in Italia, e che anche l‘Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha invitato già nel 2009 i Servizi Sanitari Locali ad inserire tali metodiche terapeutiche all’interno dei propri protocolli. Sono numerose le indagini scientifiche in corso riguardo ai prodotti fitoterapici, sia per valutarne la validità che la tossicità; in più si parla di tecniche complementari, in ausilio e non in sostituzione della “medicina ufficiale”.

    La salvaguardia della salute del paziente è al primo posto. Anzi, il fatto di avere un omeopata o un agopunturista (medici) all’interno di una struttura pubblica dovrebbe garantire una sicurezza maggiore. In più le medicine alternative sono sempre più usate anche in gravidanza e nei bambini proprio per le loro caratteristiche? Rischi? E’ ora di fare una valutazione precisa allora, non di negare il problema! La mia modesta opinione è certo nulla in confronto a quella del prof. Garattini…e la vostra? Meno male che le fattucchiere non le bruciano più sui roghi!