Giornata mondiale contro l’AIDS: la situazione in Italia e nel mondo

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    Il 1° dicembre è la Giornata mondiale contro l’AIDS, la malattia infettiva virale che ancora oggi in molte parti del mondo, continente africano in testa ma non solo, miete tantissime vittime di cui una buona parte bambini. Eppure, anche se si moltiplicano le iniziative, i galà benefici e le manifestazioni volte alla sensibilizzazione di tutta la popolazione mondiale nei confronti di questa patologia (soprattutto per “ricordarci” quanto la prevenzione sia fondamentale per evitare il contagio), pare proprio che moltissime persone si dimentichino del rischio e continuino ad avere rapporti non protetti: spaventa infatti il dato che mostra come un giovane su sei in Italia non usi il preservativo, nonostante i rischi.

    Ora però qualcuno dice basta con un obiettivo decisamente importante: “Porre fine entro il 2030 alla più grave epidemia che l’uomo abbia mai conosciuto, senza lasciare indietro nessuno”. Questo il messaggio che arriva dall’Unaids – il programma delle Nazioni Unite per l’Aids – è che è diventato lo slogan della Giornata mondiale contro l’AIDS.

    E la situazione in Italia purtroppo non è rosea: secondo l’Unaids, infatti, siamo il paese che, con oltre 1000 decessi l’anno, conta la più alta prevalenza di persone affette dal virus dell’Hiv in tutta l’Europa occidentale. In totale gli italiani sieropositivi sono circa 140mila anche se il 15-25% non sa di esserlo.

    Fanno riflettere i dati di una a sconfortante statistica che riguarda proprio l’Italia. A quanto pare, un sieropositivo su 4 non sa di esserlo perché non si è reso conto di aver avuto comportamenti “a rischio”, magari lo scopre per caso e tardi, quando, cioè, iniziare una terapia antiretrovirale per impedire alla malattia di manifestarsi diventa un po’ complicato.

    Ricordiamo sempre che la prima via di trasmissione del virus restano i rapporti sessuali non protetti, e va da sé che “ricordarsi” di usare il preservativo costituisce il primo e più efficace sistema per proteggere se stessi e gli altri dal contagio.

    Secondo quanto rilevato dall’Istituto Superiore di Sanità, di 4 sieropositivi “nuovi” (ovvero diagnosticati come tali negli ultimi anni), 3 sono stranieri, e i più a rischio, oltre a loro, sono le persone più adulte rispetto ai giovanissimi. Il ritardo con cui giungono a scoprire la propria sieropositività può davvero risultare pericoloso perché il sistema immunitario comincia ad essere seriamente compromesso man mano che passa il tempo.

    La buona notizia però è che il contagio nei bambini è diminuito sensibilmente: “La trasmissione verticale rappresenta la principale via di contagio dell’infezione da Hiv in età pediatrica. Dal 2009 al 2012 il numero di nuove infezioni tra i bambini è diminuito del 40% grazie ai servizi di informazione e alla distribuzione di farmaci antiretrovirali. Nei distretti dove portiamo il nostro aiuto, la percentuale di siero-prevalenza è scesa negli ultimi 6 anni dal 23 al 13%” ha dichiarato Giangi Milesi, presidente Cesvi.