Obesità: peggiora se la persona subisce discriminazione

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    Obesita discriminazione

    L’obesità è un fenomeno in espansione e un’emergenza di carattere sociale. Un problema delle società industrializzate che, purtroppo, interessa principalmente le classi disagiate. Per motivi di natura economica e culturale, infatti, soprattutto le persone con più basso indice di scolarizzazione e, quindi, un tenore di vita mediamente meno abbiente, abusano del cosiddetto junk-food, il cibo spazzatura. Persone meno consapevoli, meno attente alla propria salute, meno preparate dal punto di vista dell’educazione alimentare, che mangiano senza riflettere sulla qualità e sulla provenienza del cibo (troppo) che ingurgitano.

    Inoltre, sappiamo che a causa della sfortunata congiuntura economica, i prezzi di alcuni alimenti essenziali per il benessere dell’organismo – frutta, verdura, cereali, pesce – sono molto aumentati, cosa che induce le famiglie a risparmiare, acquistando prodotti più scadenti, magari scatolame e cibi surgelati di bassa qualità. Esiste, però, un altro fattore, silenzioso ma che incide in modo molto potente sulla psiche delle persone obese: la discriminazione. La sperimentiamo costantemente, magari, senza volere, ne siamo vittime o carnefici, basta farci attenzione.

    E’ una rete invisibile che circonda chi porta a spasso un girovita “importante”, diciamo così. L’obesità non piace alla società dell’immagine, anche se la produce in misura crescente, così come tutti i problemi legati ai disturbi dell’alimentazione. Una ricerca promossa dalla Purdue University (Indiana, USA), ha purtroppo registrato come il sentirsi discriminati e isolati, peggiori lo stato generale di salute e la tendenza all’obesità delle persone che sono afflitte da questa condizione patologica. Il peso aumenta ulteriormente ma sono anche le abilità funzionali (come portare pesi, fare le scale ecc.) a mostrare di perdere colpi.

    Analizzando lo stato di salute di 1500 pazienti-campione in età comprese tra i 25 e i 74 anni in un lasso di tempo decennale (dal 1995 al 2005) i ricercatori hanno così sentenziato: “Come ci si poteva aspettare, le persone obese nel 1995 avevano condizioni di salute molto peggiori 10 anni dopo, ma abbiamo notato differenze tra quelli che si sentivano discriminati e quelli che non lo erano”. Sempre stando ai dati dello studio, il 33% degli obesi gravi e l’11% di quelli moderati, aveva subito discriminazioni di qualche natura. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Social Psychology Quarterly.

    Dolcetto o scherzetto?