Obesità: guardare junk-food fa venire fame

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    Junk food immagini

    Diabolico junk-food, è lui il grande “accusato” responsabile del fenomeno dell’obesità, sia infantile che degli adulti, nei Paesi industrializzati, Italia inclusa. Il cosiddetto cibo spazzatura, quello che troviamo comunemente nei menù dei fast food a poco prezzo, ma anche tra gli scaffali dei supermercati, che trasuda grassi polinsaturi, zuccheri e sodio (per non parlare di conservanti e coloranti), e che riconosciamo tra i mille prodotti “sani” per le confezioni coloratissime e accattivanti, avrebbe poteri ipnotici, oltre a creare dipendenza. Secondo uno studio USA, questo incredibile assortimento di cibarie con poco potere nutrizionale e tantissime calorie, sortirebbe effetti estremamente potenti sulla nostra psiche. Tanto forti che al solo guardarne le immagini (negli spot pubblicitari, ad esempio), ci viene fame. Anche se, in realtà, di mangiare non avremmo proprio bisogno.

    Obesità, junk-food e stimolo sul cervello, lo studio USA

    I ricercatori dell’Università della California del Sud hanno presentato al Meeting annuale della Endocrine Society a Houston (Texas) i risultati di un loro studio molto interessante incentrato sui meccanismi di ricompensa e appetito del nostro cervello. Il tutto collegato con il junk-food e la sua estetica accattivante. Per questo studio sono state coinvolte alcune giovani donne obese (tra i 15 e i 25 anni) a cui sono state fatte visionare immagini di cibi di vario tipo, il tutto mentre contemporaneamente le reazioni dei loro cervelli venivano monitorate grazie alla risonanza magnetica funzionale.

    Alle ragazze sono state fatte vedere prima solo fotografie di alimenti “dannosi” (cibo-spazzatura), come patatine e pollo fritto, hamburger, biscotti ripieni e torte farcite. Successivamente, il campione ha visionato immagini di cibi “sani” come verdure fresche e frutta. Durante tutta la fase sperimentale, alle volontarie sono anche state offerte da bere delle bevande al fruttosio (mentre visionavano le immagini di cibi sani), e al glucosio (mentre visionavano le foto di cibo-spazzatura). Immediatamente dopo, le giovani hanno dovuto esprimere il livello della propria fame secondo una scala di valori che andava da 1 a 10, specificando anche se il loro desiderio si orientava verso alimenti dolci o salati. Risultato?

    Obesità e junk-food, il potere occulto della pubblicità

    Ecco cosa hanno scoperto gli scienziati USA valutando i questionari riempiti dal campione: “Gli studi hanno dimostrato che i messaggi pubblicitari che caratterizzano gli alimenti ci fanno pensare di mangiare, ma la nostra ricerca ha analizzato come il cervello risponde agli stimoli alimentari e il modo che la fame aumenta e il desiderio di certi alimenti – ha spiegato la dott.ssa Kathleene Page, curatrice della ricerca – Questa stimolazione delle aree di ricompensa del cervello può contribuire al sovrappeso e all’obesità, e ha importanti implicazioni per la salute pubblica”.

    Nello specifico: “Avevamo ipotizzato che le aree di ricompensa nel cervello delle donne sarebbero state attivate quando stavano guardando il cibo ad alto contenuto calorico, ed è ciò che è accaduto. Quello che però non ci aspettavamo era che il consumo di glucosio e fruttosio ha fatto aumentare la loro fame e la voglia di cibo salato”. In pratica, si tratta di un circolo vizioso: più junk-food si consuma, più se ne consumerebbe, e questo effetto catalizzatore non dipende solo dal piacere scatenato dall’assaggio, ma anche dalla sola vista. Ecco perché le campagne pubblicitarie costruite proprio per aumentare il desiderio sono così deleterie, soprattutto sulle menti dei bambini e dei teenagers, ancora più influenzabili di quelle degli adulti.

    Dolcetto o scherzetto?