Muore per un’overdose di chemio a 34 anni, 5 indagati al Policlinico di Palermo

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    Uccisa da overdose chemio Palermo

    Una vera e propria overdose di chemio avrebbe stroncato, a soli 34 anni, Valeria Lembo, mamma di un bimbo di 7 mesi, in cura presso il Policlinico di Palermo per una forma non grave di linfoma di Hodgkin. Secondo le prima indagini interne, sarebbero 5 i medici indagati, responsabili di questo terribile caso di malasanità, e pensate che all’origine di tutto ci sarebbe l’errata trascrizione di una cifra. Alla donna, infatti, doveva essere somministrata una dose di 9 mg di vinblastina, una molecola chemioterapica specifica per il suo tumore, ma per una incredibile e colpevole svista gliene sono stati somministrati 90 mg.

    “Si è certamente trattato di un caso di sovradosaggio, ma non mi esprimo sulla quantità – ha dichiarato Claudio Scaglione, Direttore sanitario del Policlinico – L’errore nella somministrazione potrebbe essere una concausa e non la causa diretta della morte”. Sarà, comunque alla vista delle 15 fiale da somministrare alla paziente, quando si solito ne bastava una sola, l’infermiera di turno quel 29 dicembre, ultimo giorno di vita di Valeria, si è insospettita tanto da dover richiedere una conferma.

    Conferma arrivata, puntualmente, dal medico che, insieme ad uno specializzando, aveva visitato la giovane proprio quella mattina. Insomma, un rimpallo di responsabilità che avrebbe avuto inizio proprio a causa di un banale errore “materiale”, uno zero in più. Come, poi, sia stato possibile che al medico non sia venuto in mente che quella dose da cavallo di chemio fosse una condanna a morte per la sua paziente, è un mistero che spetterà alla Commissione d’inchiesta svelare.

    Intanto, il senatore del Pd Ignazio Marino, Presidente della Commissione, rende noto che: “il nucleo dei Nas afferente alla Commissione avvierà un’istruttoria per raccogliere ogni elemento di informazione utile a ricostruire l’accaduto. Siamo di fronte ad un errore tragico ed inaccettabile. Che con tutta probabilità non si sarebbe verificato se l’ospedale avesse informatizzato la preparazione e la somministrazione dei farmaci.

    Si tratta di fasi cruciali nella cura del paziente che all’estero vengono gestite attraverso software ad hoc in grado di controllare puntualmente che il dosaggio del farmaco sia adeguato, che la sua somministrazione avvenga nell’orario prescritto e che non ci siano incompatibilità o interferenze con altri farmaci già assunti”. Va da sé che software di questo tipo sono in dotazione in pochissime strutture sanitarie del nostro Paese. Nel frattempo, storie come quella di Valeria Lembo ci lasciando sbigottiti e inermi, perché davvero al di là di qualunque possibile giustificazione. Speriamo che, almeno, chi deve pagare, paghi fino in fondo.

    Dolcetto o scherzetto?