Muore a 18 anni per un taglio cesareo

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    muore dopo taglio cesareo

    Morire a 18 anni nel mettere al mondo un bambino, con un taglio cesareo. Non è una storia di altri tempi, ma un’assurdo evento capitato ieri a Crotone, Italia. Jessica Rita Spina era una bella ragazza, sana. Era uscita dalla sala parto dopo aver dato alla luce un maschietto di due chili e 600 grammi, ma subito aveva dimostrato difficoltà respiratorie oltre che difficoltà ad urinare. Solo dopo 24 ore però a detta dei familiari sarebbe stata visitata da un medico: blocco renale e collasso di un polmone, poi l’arresto cardiaco, la rianimazione e la morte.

    La famiglia ha sporto denuncia per comprendere cosa effettivamente sia accaduto, perché un bimbo dovrà crescere senza la sua mamma e soprattutto per quale motivo le donne continuano a morire per partorire. A volerci vedere chiaro però non solo i parenti e gli amici della ragazza, ma anche il ministro della salute Renato Balduzzi che al riguardo ha disposto un’ispezione urgente presso l’Ospedale civile San Giovanni di Dio di Crotone, luogo dove la tragedia è avvenuta. Ancora malasanità in sala parto? Non è dato sapere al momento, ma l’idea è sempre la stessa purtroppo. Il ricorso al taglio cesareo inoltre secondo lo stesso Ministro, merita una precisazione importante: sono di imminente pubblicazione le nuove linee guida sul taglio cesareo, per la stesura delle quali era stato incaricato l’Istituto superiore di sanità.

    “Nel nostro Paese il ricorso a tale pratica ha raggiunto livelli estremamente elevati e, nonostante il problema sia da diversi anni al centro del dibattito politico-sanitario, non si è ancora registrata alcuna significativa inversione di tendenza. La complessità del fenomeno richiede la messa a punto di strategie molteplici di intervento, in grado di coniugare misure di programmazione sanitaria finalizzate a disincentivare gli eccessi della medicalizzazione, con iniziative formative ed educazionali volte a modificare gli atteggiamenti e orientare i comportamenti degli operatori sanitari e delle donne alle prese con l’esperienza della maternità” ha spiegato Balduzzi presentando il testo delle stesse linee guida.

    Il documento si inserisce all’interno del già noto testo delle “Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo’”, enmanate nel dicembre del 2010, di cui ne diventa un importante mezzo operativo da consegnare alle Regioni. E questo è un altro punto dolente: perché la sanità in alcuni luoghi della nostra Italia permette di morire di parto?