Morbo di Parkinson, la stimolazione cerebrale profonda anche a Roma, al Regina Elena

da , il

    parkinson stimolazione cerebrale

    Il morbo di Parkinson si può curare anche con la stimolazione cerebrale profonda. Questa tecnica, testata da molti anni in diverse parti del mondo, ora approda per i parkinsoniani anche all’Istituto Regina Elena di Roma (IRE). In Italia più di 200.000 persone sono affette da questa patologia neurologica e degenerativa di cui non si conoscono con precisione le cause e per la quale è impossibile fare prevenzione. Non esiste inoltre una possibilità di guarigione, ma solo alcune terapie farmacologiche in grado di controllare alcuni sintomi, come il tremore, la rigidità muscolare o la depressione.

    Spesso però, questi farmaci possono avere effetti collaterali e ad un certo punto non funzionare più. Per assurdo, alcuni medicinali per il controllo del tremore, dopo una decina di anni provocano loro stessi il sintomo, quale effetto secondario. Se consideriamo che dei casi diagnosticati la maggior parte si manifesta subito dopo i 60 anni ed un buon 25% anche prima dei 50, è chiaro come una metodica alternativa sia fondamentale. E’ il caso appunto della chirurgia stereotassica che attiva un meccanismo di stimolazione cerebrale profonda. Tale metodica consiste nell’applicazione di una specie di pacemaker intracerebrale, collegato ad un elettrodo, capace di aiutare a controllare la sintomatologia del Parkinson riducendo l’assunzione dei farmaci.

    Non tutti possono sottoporsi a questo intervento chirurgico: solo un 10% circa dei malati in questione. Occorre una precisa selezione dei pazienti. “Il primo intervento in assoluto – spiega il prof.Carmine Carapella, neurochirurgo responsabile della Sezione di Neurochirurgia Stereotassica presso il Dipartimento di Neuroscienze IRE- è stato realizzato dal Professor Benabid a Grénoble in Francia oltre 20 anni fa. Da allora molti centri neurochirurgici in Europa e nel resto del mondo hanno adottato questa procedura, per un totale di circa 80.000 casi. In Italia non sono ancora molti i Centri in grado di proporre la stimolazione cerebrale profonda come opzione terapeutica e di fornire ai pazienti tutte le valutazioni necessarie nelle fasi pre e post-chirurgiche (cliniche, neuropsicologiche, di imaging). I risultati ottenuti nel mondo ci confermano che tale metodica rappresenta un trattamento efficace, a patto che sia gestito da un’equipe qualificata di neurochirurghi e neurologi.”

    Gli studi al riguardo sono molti. Uno interessante riguarda i disturbi del sonno ed in particolare gli incubi come fattore predittivo del Parkinson, ma la strada è ancora lunga, purtroppo.

    Dolcetto o scherzetto?