Mastoplastica additiva: la prima visita, i rischi e l’iter medico

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    mastoplastica additiva

    La mastoplastica additiva è il termine medico con cui si indica l’aumento di volume del seno attraverso la chirurgia plastica. E’ una delle procedure più richieste negli Stati Uniti, oltre che nel nostro Paese. Può essere scelta per vari motivi dalle donne: perché ritengono i propri seni troppo piccoli o cadenti o pur accettandosi con il proprio corpo, perché preferiscono forme maggiorate, più abbondanti. L’intervento di mastoplastica additiva è il metodo più comunemente utilizzato per raggiungere questo scopo.

    Le indicazioni alla mastoplastica additiva

    L’aumento del seno può rendere le forme della donna più proporzionate, migliori, ma soprattutto ne favorisce un innalzamento del grado di autostima. Il chirurgo plastico professionale e serio deve basarsi su questi concetti e dunque valutare con la paziente una serie di condizioni e sensazioni necessarie per l’intervento: seni troppo piccoli che influenzano l’emotività femminile, vestiti larghi sul busto e stretti sui fianchi, seno flaccido dopo la gravidanza e l’allattamento o dimagrimento intenso, disuguaglianza evidente delle dimensioni tra un seno e l’altro.

    La prima visita per la mastoplastica additiva

    Durante la prima visita il chirurgo plastico oltre a valutare le effettive indicazioni e lo stato generale di salute della paziente (anamnesi, allergia ai farmaci, ecc), chiederà a questa la dimensione desiderata, cercando di comprenderne anche le aspettative sotto il punto di vista emotivo. Passi fondamentali per decidere se è corretto agire e se si possono raggiungere i risultati attesi. Potranno essere necessarie delle foto per studiare bene il caso: dimensione originale e finale, la forma, la posizione dei capezzoli e l’areola oltre che la qualità della pelle. Se questa è in eccesso, il seno è particolarmente cadente, può essere consigliato anche un lifting.

    Protesi e tumore al seno

    In genere durante il primo colloquio si chiede alla paziente anche se in famiglia esistono casi di tumore al seno e si valutano eventuali precedenti mammografie e/o biopsie al seno. Non vi sono prove scientifiche atte a garantire che le protesi mammarie aumentino il rischio di carcinoma al seno, neppure dopo il caso eclatante delle protesi PIP francesi, ma possono interferire sui risultati delle mammografie, rendendo in taluni casi più complessa la lettura delle stesse. La mastoplastica con protesi si usa anche per trattare le pazienti a cui il seno è stato tolto a causa di un carcinoma e dunque soggette a tali controlli nel futuro, ma è giusto informare il medico circa la propria familiarità col tumore al seno affinché possa fare le adeguate considerazioni tecniche e di rischio/beneficio.