Malattia delle vetrine: cause, sintomi e cure

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    Malattie vetrine

    Malattia delle vetrine, nota anche come sindrome della vetrina. Tutta questione di shopping? Non proprio, il nome non deve trarre in inganno, anche se la scena tipica può essere fuorviante. Passeggiata in centro città, quattro passi e soste sempre più ravvicinate per osservare le vetrine, di abbigliamento prima, di calzature poi, di gioielli in seguito, e così via. Ma più che voglia di acquisti in alcuni casi è solo una scusa per non affrontare la fatica di camminare. Ma cerchiamo di capirne di più, di avere qualche informazione sulle cause, i sintomi e le cure di questa sindrome.

    I sintomi e le caratteristiche

    La sindrome della vetrina, più propriamente definita arteriopatia obliterante periferica, porta chi ne soffre ad avere difficoltà a camminare. Difficoltà che spinge a fermarsi spesso con la scusa, appunto, di guardare le vetrine dei negozi. Tra i sintomi più evidenti c’è il dolore, avvertito soprattutto a livello dei polpacci, che in alcuni casi si estende anche alla cosce, alle caviglie, ai glutei e a livello lombo-sacrale e che scompare solo dopo che la persona si è fermata e ha smesso di camminare. Il problema alla base è il restringimento delle arterie delle gambe: quando si cammina, gli arti inferiori avrebbero bisogno di un maggior quantitativo di sangue per compiere il lavoro richiesto; purtroppo, però, se il lume delle arterie è ristretto a causa della malattia, il sangue non riesce ad affluire nella giusta quantità, di conseguenza compare il dolore.

    Il dolore, però, non è sempre presente. Stando alle statistiche l’ 8-10 % degli italiani oltre i 40 anni soffre della malattia, ma solo 3 persone su 10 ne avvertono i sintomi. Da considerare tra i soggetti più a rischio: gli over 50 che presentano almeno un fattore predisponente, come fumo e diabete, ipercolesterolemia o ipertensione; le persone che soffrono di malattie renali, cardiache e cerebrali.

    La diagnosi e le cure

    Per verificare la presenza della sindrome è sufficiente la misurazione della pressione arteriosa: a livello del braccio, e a livello della caviglia e poi confrontare i due valori ottenuti (si tratta del cosiddetto indice caviglia/braccio). Se i valori sono uguali, la situazione è normale; se, invece, la pressione massima è più bassa a livello della caviglia, significa che la persona può essere affetta dalla AOP.

    Una volta diagnosticata, meglio non sottovalutarla. Soprattutto perché è da considerare un campanello d’allarme, un marker di rischio coronarico e cerebrovascolare, cioè non è altro che la localizzazione della malattia aterosclerotica agli arti inferiori. Se trascurata, può, quindi, manifestarsi in tutto l’organismo mettendo a rischio cuore e cervello. La cura, oltre alla somministrazione di farmaci antiaggreganti piastrinici che fluidificano il sangue, prevede la lotta ai fattori di rischio principali, come fumo e livelli di colesterolo troppo alto, trigliceridi elevati e ipertensione, stress, sedentarietà e cattiva alimentazione.