Longevità: gli atleti vivono più a lungo

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    Ultimamente abbiamo parlato spesso di longevità e invecchiamento, e del resto, le nostre aspettative di vita si stanno allungando sempre più grazie alla scienza medica e a stili di vita più improntati al benessere e alla prevenzione. Di recente, vi avevamo parlato di una ricerca americana che affermava come la religione, intesa come coltivazione della propria spiritualità avendo fede in un credo religioso, permetta agli esseri umani di vivere più a lungo. Oggi, invece, vi segnalo i dati di un altro studio che indica negli atleti, specie a livello professionale o agonistico, i campioni di longevità.

    Si tratta di una ricerca che è stata condotta dai fisiologi di Madrid e Stoccolma, e che si è basata sull’analisi dei dati di precedenti indagini effettuate a partire degli inizi del XX secolo, fino ad oggi. Secondo quanto emerso, mediamente gli atleti di varie discipline considerate (rugby, baseball, football e atletica leggera) vivono più a lungo dei sedentari, o comunque di chi non pratica sport in modo costante e con una certa intensità.

    Peraltro, a beneficiare degli effetti positivi dell’attività sportiva agonistica, sono soprattutto coloro che si cimentano nelle discipline di resistenza (la maratona, ad esempio), piuttosto che di sprint e potenza. Ma tutti gli ex atleti, in generale, non solo hanno dimostrato di vivere di più, ma di vivere meglio, quindi meno soggetti a patologie croniche. Il motivo? Non tanto genetico quanto legato ad uno stile di vita più consono alla nostra “programmazione” di esseri umani portati all’azione e al movimento, e non all’inerzia e alla sedentarietà.

    “Il nostro corredo genetico – spiegano gli autori – si è adattato a sostenere un equilibrio tra assunzione e spesa di energia tipico delle comunità di cacciatori-raccoglitori del Paleolitico, che si riflette meglio nello stile di vita degli atleti di resistenza o comunque di persone fisicamente attive. Un individuo sedentario del nostro tempo consuma solo il 38% dell’energia dei suoi antenati. Ecco perché l’incremento dell’attività fisica è una delle grandi sfide per la salute del XXI secolo”. Insomma, che l’ozio fosse il padre di tutti i vizi, lo sapevamo, e ora sappiamo anche che fa ammalare.

    Dolcetto o scherzetto?