Linfoma grave: in arrivo un nuovo farmaco

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    Arriva un nuovo farmaco contro il linfoma grave. A darne notizia è l’ospedale San Gerardo di Monza, che ha sperimentato con esito positivo un nuovo farmaco per bocca su due pazienti in fase avanzata di malattia. Si chiama crizotinib, un inibitore della proteina Alk, responsabile di una forma particolarmente grave di linfoma. La ricerca è stata condotta da Carlo Gambacorti Passerini, professore associato di medicina interna al Dipartimento di medicina clinica e prevenzione dell’università di Milano-Bicocca, da Enrico Pogliani, direttore del Dipartimento di medicina clinica e prevenzione dell’ateneo e dell’Unita di ematologia del San Gerardo di Monza, e da Cristina Messa, docente di medicina nucleare.

    I risultati del test sono stati pubblicati sul “New England Journal of Medicine” e si tratta del primo caso al mondo. Il gruppo di ricerca, infatti, lavorava già da diversi anni sul linfoma Alk positivo, contribuendo in maniera significativa alla conoscenza di questa patologia.

    La terapia a base di crizotinib è stata avviata alla fine del giugno scorso ed è ancora in corso. Come spiega il dottor Pogliani:

    I due pazienti erano casi estremamente avanzati, per i quali i vari livelli di chemioterapia, incluso il trapianto autologo di midollo osseo, avevano fallito. All’inizio della terapia i pazienti non avevano più di poche settimane di vita.

    Il trattamento con questo nuovo farmaco, invece, ha dimostrato una risposta positiva già dopo 3-4 giorni, con successiva regressione completa delle lesioni dopo 1 solo mese di terapia. I pazienti, infatti, sono stati dimessi dopo 3 settimane e stanno continuando la cura a casa.

    La somministrazione del nuovo farmaco, avviene per via orale, 2 volte al giorno e al momento non ci sono casi di intolleranza, sono stati riscontrati solo un episodio di diarrea e un caso di disturbi visivi, ma scomparsi nell’arco di 1o giorni.

    Il dottor Gambacorti ha spiegato che:

    Trattandosi di pazienti con malattia in fase estremamente avanzata la durata nel lungo periodo non è assicurata. Quello che è sicuro, invece, data l’entità della risposta e i risultati molto simili nei due pazienti trattati, è l’attività terapeutica molto importante e un minore impatto tossico del crizoinib rispetto ai più tradizionali farmaci citotossici/chemioterapici.

    La verifica della terapia, verrà a breve estesa ad altri 7 centri di cura e ricerca italiani, con uno studio coordinato dal dattor Passerini, che coinvolgerà 30 pazienti in tutta Italia e che durerà 2 anni.

    Dolcetto o scherzetto?