Le protesi al seno Pip erano realizzate con silicone mai sottoposto a controlli

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    Protesi Pip silicone

    Si arricchisce di nuovi particolari il caso delle protesi al seno Pip che tanto allarme stanno suscitando in Europa, e non solo. Nonostante dall’anno scorso siano state ritirate dal mercato, sono davvero tantissime le donne che comunque, negli anni precedenti, hanno fatto in tempo ad essere sottoposte ad interventi di mastoplastica additiva proprio con queste protesi difettose. La caratteristica delle Pip, infatti, è quella di essere state realizzate con un silicone non inerte, come quello che di norma si dovrebbe utilizzare in campo medico, bensì industriale, in grado di fuoriuscire dall’impianto e provocare danni al tessuto mammario, secondo alcuni anche tumori.

    Un pericolo a cui le donne non possono assolutamente essere esposte, motivo per cui le autorità sanitarie francesi (le prime e lanciare l’allarme sui rischi legati alle Pip) e anche quelle italiane si stanno muovendo per far sì che coloro a cui siano state impiantate queste protesi vengano contattate dai loro chirurghi e sottoposte ad un reimpianto. Ora, apprendiamo che il particolare gel al silicone di cui sono piene le protesi Pip, conteneva degli additivi chimici industriali mai sottoposti a test specifici. Insomma, un vero e proprio attentato chimico alla salute femminile.

    Si tratta di resine utilizzate industrialmente per la produzione di carburanti, gomma, componenti per il pc e alimenti, ma mai testate per lo specifico utilizzo in campo medico-chirurgico. Quindi, non solamente l’azienda di Marsiglia produttrice delle Pip (ora fallita e sotto accusa) non utilizzava per i propri impianti il gel omologato per uso medico (ovviamente, molto più costoso di quello industriale), ma addirittura utilizzava componenti chimiche oscure e mai controllate prima, i cui effetti sull’organismo umano sono sconosciuti.

    Davvero una truffa incredibile i cui responsabili, ce lo auguriamo con tutto il cuore, possano pagare veramente e fino in fondo per i danni che stanno creando. Tante sono già state le denunce di donne anche non europee (è il caso della giornalista venezuelana Rita De Martino) che hanno subito l’intervento senza essere messe al corrente dei rischi a cui andavano incontro.

    Speriamo davvero che i Media, come in questo caso la rete radiofonica francese Rtl che è riuscita a procurarsi l’elenco delle sostanze nocive presenti nelle Pip, aiutino a rendere totalmente trasparente almeno la fase finale di questa vicenda, e che la magistratura faccia bene il suo lavoro, in modo che in futuro nessuno si permetta mai più di lucrare sulla salute delle donne.