La terapia farmacologica in caso di Tbc

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    La tbc si può curare. Come tutti i batteri, anche il micobatterio della tubercolosi è sensibile agli antibiotici. Tale terapia ovviamente va fatta solo nei casi di persone con tbc attiva, ovvero in cui la malattia è manifesta e contagiosa, non come nel caso dei neonati del Policlinico Gemelli, in cui ad esempio e per fortuna, è stata riscontrata solo la presenza del batterio, ma non quella della patologia. La diagnosi precoce, non sempre facile è importante perché permette la cura della tubercolosi, prima che questa si diffonda e provochi seri danni all’organismo.

    E’ per questo che in caso di sospetto contagio, è opportuno fare attenzione ai sintomi della tbc e parlarne subito con il proprio medico di famiglia. La guarigione sarà un percorso però molto lungo, in cui bisognerà prestare particolare attenzione alla somministrazione corretta degli antibiotici. Un uso scorretto di tali farmaci potrebbe infatti provocare una pericolosa antibiotico-resistenza. Non a caso l’Oms in occasione della Giornata Mondiale per la TBC ha lanciato l’allarme di una nuova forma di malattia tubercolare che è diventata resistente ai farmaci e colpisce soprattutto i bambini.

    La strategia? La DOT, ovvero la Terapia Osservata Direttamente, ossia una cura in cui il medico si assicura che il paziente assuma correttamente i farmaci ogni giorno. Oltre alla resistenza agli antibiotici il periodo di trattamento si può ridurre in questo modo di molti mesi: 6-8 contro i 18-24 che possono essere necessari in altro modo. Si tratta di un metodo adottato in tutto il mondo, Italia compresa, già dagli anni 90 e sembra stia dando risultati soddisfacenti.