La rosolia in gravidanza può nuocere al feto, ma il 38% delle donne non sa se l’ha avuta

Rosolia gravidanza

La rosolia è una malattia infettiva contagiosa, non grave, ma se contratta in gravidanza può avere degli effetti terribili sul bambino, provocando malformazioni e deficit di varia serietà e anche un aborto spontaneo o la morte del feto, specialmente se il virus viene contratto nel primo trimestre di gestazione. Per questo motivo, quando una donna programma una maternità, dovrebbe anche valutare l’opportunità di vaccinarsi qualora non sia immunizzata contro questa patologia virale (perché magari ha avuto la rosolia da piccola o grazie ad una vaccinazione precedente).

Tuttavia, secondo quanto emerso dal Rapporto Passi stilato dall’Istituto superiore di Sanità, ben il 38% delle donne fertili non ha idea del proprio stato immunitario (quindi se a rischio o meno di contrarre rosolia). Nello specifico, il 40% delle donne di età comprese tra i 18 e i 49 anni non sottoposte a vaccinazione (che del resto è facoltativa anche in età pediatrica), non si ricorda di essersi o meno ammalata di rosolia, il che equivale a dire che non sa, trovandosi incinta, se un’eventuale contagio sia possibile e, conseguentemente, nocivo per il feto.

Tuttavia, proprio per questo motivo, e per la crescente consapevolezza delle donne dell’importanza della prevenzione contro possibili danni al proprio bebè in gravidanza, circa il 36% (ovvero, una su 3) delle donne in età fertile ha deciso di vaccinarsi contro la rosolia, con un aumento di 2 punti percentuali sono nel 2010. In caso di dubbio, la futura mamma che si ritrovi in dolce attesa senza sapere se sia immunizzata o meno contro la rosolia, deve sottoporsi al Rubeo test, da ripetersi sistematicamente per tutta la gravidanza in caso di mancata immunizzazione.

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Mercoledì 14/12/2011 da in

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