La risonanza magnetica: cos’è, a cosa serve e come si esegue

Uno strumento diagnostico molto potente che utilizza un campo magnetico per la produzione di immagini di alta qualità

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    La risonanza magnetica: cos’è, a cosa serve e come si esegue

    Cos’è la risonanza magnetica? A cosa serve? Come si esegue? Tecnica diagnostica che fornisce immagini dettagliate dello scheletro, delle articolazioni e degli organi interni utilizzando campi magnetici e onde radio, la risonanza magnetica ha il pregio di non esporre il paziente a nessun tipo di radiazioni ionizzanti, e si utilizza per la diagnosi di molte condizioni patologiche.

    Che cos’è?

    La risonanza magnetica (RM) è in uso dal 1977, ed è un esame non invasivo che si avvale delle tecniche di diagnostica per immagini in tre dimensioni per il controllo di tutte le sedi anatomiche e delle diverse patologie. Essa rappresenta una delle migliori analisi d’indagine grazie anche al fatto che può essere utilizzata su tutto il corpo e che non utilizza radiazioni ionizzanti, ossia i raggi X.

    A cosa serve?

    La risonanza magnetica è uno strumento da considerare complementare alla TAC, che viene utilizzata in moltissimi campi: in ambito neurologico, neurochirurgico, traumatologico, oncologico, ortopedico, cardiologico e gastroenterologico. Essa si rivela essere più utile della TAC nelle patologie muscolo-scheletriche e in ambito neurologico, per lo studio dell’encefalo e del midollo spinale.

    Come si esegue?

    Per eseguire la risonanza magnetica ci si distende su un lettino che viene fatto scorrere all’interno del macchinario.

    L’esame consiste in diverse scansioni, ciascuna della durata di circa cinque minuti, e la durata di questo esame dipende dall’estensione della parte del corpo da esaminare. Si può andare dai 20 minuti per le risonanze più semplici, ai 60 minuti necessari per studi più complessi.

    L’esecuzione di una risonanza magnetica non è mai dolorosa e va eseguita rimanendo immobili senza parlare per non interferire con l’esecuzione dell’esame. Durante l’esecuzione dell’esame si avvertono forti rumori provocati dalla forza del campo magnetico che viene alterata con l’utilizzo degli elettromagneti, fastidio che può essere evitato grazie all’utilizzo di tappi per le orecchie.

    Prima dell’esame, a seconda di ciò che deve essere esaminato, potrà essere effettuata un’iniezione di mezzo di contrasto nella vena del braccio, oppure esso potrà essere ingerito come una bevanda.

    Per i bambini o per chi soffre di claustrofobia, epilessia o disturbi psichiatrici è possibile ricorrere ad una leggera sedazione, ma per queste categorie di persone oggi sono disponibili anche macchinari aperti con una potenza pari ad 1 Tesla che si avvicina a quella delle macchine tradizionali da 1,5 Tesla.

    Le immagini digitali derivate dalla risonanza magnetica vengono salvate su un disco rigido del computer, e poi stampate su una lastra trasparente che verrà analizzata da un radiologo.

    Effetti collaterali e controindicazioni

    La risonanza magnetica è totalmente innocuo per l’organismo umano, e non bisogna seguire iter di preparazione, se non il digiuno nelle 3 o 6 ore precedenti l’esame.

    Chi si sottopone all’esame deve solo stare attento a non indossare oggetti metallici esterni o interni al corpo, perchè gli oggetti metallici immersi in un campo magnetico subiscono forze che possono provocarne lo spostamento.

    Tra le controindicazioni della risonanza magnetica è bene anche ricordare che non si possono sottoporre all’esame le persone che hanno un pacemaker cardiaco o dei neurostimolatori, perchè le onde o il campo magnetico potrebbero alterare il loro funzionamento. I pazienti poi con insufficienza renale grave devono avvisare il medico perchè sono state riscontrate potenziali reazioni avverse con il mezzo di contrasto, e l’avviso è d’obbligo anche durante la gravidanza e se si soffre di allergie ai metalli.