La mappa delle emozioni: chi sa dove sono, le vive meglio

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    mappa delle emozioni

    Cosa sarebbe la nostra vita senza emozioni? Le emozioni colorano e commentano sontuosamente i giorni della nostra vita e ci orientano nel comportamento. Le emozioni si manifestano nel nostro corpo: sono rosso d’invidia, mi prudono le mani dalla rabbia, mi batte forte il cuore dall’emozione. Chi non l’ha provato? Se vogliamo essere più precisi: è il cervello, nella sua parte più remota, – il sistema limbico -, a far risuonare una data regione del nostro corpo. Quindi se ascoltiamo il nostro corpo siamo anche in grado di riconoscere di che emozione si tratta e darle un nome – gioia, tristezza, paura, rabbia: ne prendiamo consapevolezza grazie all’attivazione della corteccia celebrale. E poi potremo agirla adeguatamente.

    E’ questo pingpong mente-corpo che permette di chiudere il cerchio: sento, penso e sulla base del piacere che sento, agisco le mie emozioni che guidano il comportamento. Poi a volte, per non dire spesso, questo cerchio si interrompe e possiamo far fatica a sentire, a riconoscere ed a esprimere le nostre emozioni, belle o brutte che siano.

    Se il mio collega fa una battuta impertinente sul mio conto in pausa pranzo, posso sentire che un fuoco rosso mi colora il petto e il volto, posso riconoscere che quel fuoco che divampa è la rabbia e decidere di apostrofare il simpaticone, ammonendolo che certe uscite non sono gradite. In questo caso mi concedo di ascoltare quanto mi sta accadendo e avrò più possibilità di canalizzare adeguatamente il mio comportamento.

    Può capitare però di sentire il fuoco in petto ma fare finta di nulla, continuando a sorridere e a ridere in mezzo agli astanti. Eppure qualcosa è successo. Quell’energia che rimane dentro, se non gestita adeguatamente, potrebbe rendere difficile la concentrazione nelle attività lavorative del pomeriggio, perché la testa è altrove, e potrebbe essere rivolta, caricata da tutta la giornata, a chi è semplicemente più sotto tiro: poveri compagni e figli; ah la mamma al telefono!

    Comprendere e riflettere sui propri stati d’animo e riuscire a verbalizzarli aiuta a capire anche quelli altrui.

    Far entrare gli altri nelle proprie esperienze emotive, fin da bambini, fa crescere con una maggiore facilità nei rapporti umani, e questo porta a risultati concreti. Diventa una buona abitudine.

    P.S. A questo proposito, vi segnalo che l’Università Bicocca di Milano, Dipartimento di Scienze Umane, ha anche condotto uno studio, su questo punto, su un campione di 110 bambini di età compresa tra i 7 e gli 8 anni.

    Il primo piccolo passo è: allenarsi all’ascolto delle nostre emozioni; dove le sento nel corpo? A sostegno della corporeità delle emozioni, ci viene in aiuto un recente studio condotto in Svezia. I ricercatori hanno mappato le nostre emozioni in regioni specifiche del corpo, dandoci così la cartografia dell’incanto del nostro sentire più profondo. La rabbia si sente su petto e pugni; la gioia è un po’ dappertutto; la paura è su stomaco e gola e la tristezza… ai naviganti intenerisce il core.

    Giocare al gioco delle emozioni è semplice: basta fermarsi ed ascoltarsi.

    P.S. II: Vi interessa approfondire lo studio svedese? Beh, sappiate che è stato condotto dall’Università di Aalto su 701 soggetti provenienti da Svezia, Finlandia, Taiwan, e pubblicato sulla rivista Proceeding of the National Academy Sciences (PNAS). Noi abbiamo citato solo le emozioni primarie, ma lo studio propone anche la mappatura delle emozioni complesse come ansia, vergogna, colpa, disprezzo, depressione, amore, invidia e vergogna.

    In collaborazione con Psicoblogger.it