La malattia del legionario si può prendere anche dal dentista?

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    legionella anche dal dentista

    Ebbene sì, la malattia del legionario o legionellosi si può prendere anche durante una cura odontoiatrica. Un caso certo è stato appena pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet ad opera di un team di studiosi coordinati dalla dottoressa Maria Luisa Ricci del dipartimento per le malattie infettive, parassitarie ed immunomediate dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità). E’ la prima volta che accade nella letteratura scientifica internazionale, anche se una decisa contaminazione delle unità operative odontoiatriche era già nota, come pure un’alta percentuale di anticorpi contro il batterio della Legionella Pneumophila nelle urine dei dentisti e del personale professionale afferente agli studi odontoiatrici.

    Il fatto documentato è avvenuto in Italia un anno fa e purtroppo non è finito nel migliore dei modi. Un’anziana signora, di 82 anni era stata ricoverata con febbre alta e difficoltà respiratorie: non soffriva di malattie riconducibili a questi sintomi che dopo una rx al torace ed esame delle urine hanno portato alla diagnosi di legionellosi. Questa patologia ha un’incubazione che va dai 2-ai 10 giorni, periodo in cui la signora non era mai uscita di casa se non per andare dal dentista: ricercando la fonte dell’infezione, la sua casa è risultata negativa, mentre contaminato era il sistema operativo dell’odontoiatra.

    Il tutto rientra nella normalità. Il batterio in questione infatti che provoca tal grave forma di polmonite, si trasmette attraverso varie fonti d’acqua dolce (docce, aria condizionata, vasche per l’idromassaggio, ecc), compresa la l’acqua che fuoriesce dalla turbina del dentista che viene aerosolizzata e dunque inalata. In Inghilterra esistono già delle linee guida circa i controlli e la pulizia del circuito d’acqua della poltrona del dentista, quale forma di prevenzione ed a breve sananno parte integrante anche delle nuove “Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi”, da parte del nostro Ministero della Salute. Dunque non bisogna mettersi in allarme, ma solo prestare maggiore attenzione. Il nostro registro nazionale della legionellosi con sede presso lo stesso ISS, nel 2010 ha registrato circa 1000 casi.

    Foto: Flacosta