La dipendenza da Internet entra nel novero delle malattie mentali

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    Internet dipendenza

    Decisamente una notizia che non ci stupisce: la dipendenza da Internet verrà inclusa tra le patologie, o i disordini, mentali. Esattamente come la dipendenza da droghe, alcool, sesso, e gioco d’azzardo. Del resto ormai era tempo che anche questa forma di ossessione venisse trattata medicalmente come il disturbo compulsivo che è, in grado di “rovinare” la vita, proprio come le altre dipendenze. A chiedere che la web addiction venisse inserita ufficialmente nel DSM-IV – il manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali – è stata la Australian Psychology Society, dopo l’aumento esponenziale dei casi di stress dovuti proprio alla dipendenza da Internet, molti dei quali registrati in minori.

    Il problema di questo tipo di disturbo, infatti, è che colpisce in giovane e giovanissima età, a differenza delle altre patologie analoghe, perché purtroppo (o per fortuna) l’accesso alla rete è aperto a tutti senza divieti di sorta, e sono proprio i ragazzi più giovani, attratti soprattutto dai social networks come Facebook e Twitter, a cadere vittime della “malia” di questo mezzo di comunicazione. La diagnosi di questo disordine mentale includerà sia coloro che sono navigano ore e ore sul loro pc, che i compulsivi di smarphone e tablet. Quelli che senza, non possono farne a meno, che senza, si sentono totalmente persi. Secondo i dati, già a partire dai 12 anni si osservano episodi di dipendenza, anche grave, da Internet e da videogames.

    I sintomi? Non sono difficili da individuare, come ci spiega il professor Emil Hodzic, psicologo presso la clinica per il trattamento della dipendenza da videogame a Sidney: “I primi, più diffusi sintomi di questo disturbo sono stress, frustrazione e irritabilità quando non possono giocare o connettersi a Internet”. Inoltre, ad aggravare il problema, come anticipato, la giovane età dei pazienti, il 70% di quelli in trattamento presso la clinica del dott. Hodzic è costituito da minorenni: “Molti di questi ragazzi hanno difficoltà a tollerare lo stress quando si trovano in luoghi in cui non possono connettersi ne’ giocare”.

    Purtroppo, come spesso accade per le nuove forme di dipendenza, non sempre gli adulti si accorgono tempestivamente che i loro figli hanno un problema, ovvero quando intervenire è ancora possibile. Ragazzi che si connettono 24 ore su 24, ossessionati da FB e incapaci di interpretare il mondo circostante senza il filtro del web sono ormai un esercito, e forse proprio per questo motivo i genitori tendono a sottovalutare il fenomeno, proprio perché pensano che sia “normale”. Certo, definire una soglia oltre la quale una passione diventa una patologia non è semplice, per questo è importante che le famiglie siano informate del fatto che la malattia esiste, è catalogata, può essere diagnosticata grazie a parametri internazionali e, soprattutto, curata opportunamente.