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La dieta dissociata aiuta a digerire meglio?

La dieta dissociata aiuta a digerire meglio?
da in Alimentazione, Benessere, Carboidrati, Dieta
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    Dieta scritta realizzata con carte

    Quando parliamo di dieta dissociata, parliamo in realtà di un’insieme di regimi alimentari molto diversi tra loro che hanno come unico comune denominatore il divieto di associare durante un pasto determinati nutrienti. Il tutto nasce dal pensiero e dalla pratica del dottor William Howard Hay, un medico affetto da una patologia degenerativa dei reni la malattia di Bright. Era il lontano 1911 quando l’uomo decise che si sarebbe auto-curato attraverso una drastica modifica della sua alimentazione: diede così origine a quella che da sempre è stata definita la “dieta Hay” dal suo nome o “dieta food combining” dai suoi principi. In tre mesi di questo regime alimentare le sue condizioni di salute migliorarono decisamente lasciando sbalorditi i colleghi.

    L’intuizione basilare da cui partì per dare vita alla sua dieta dissociata era la seguente: nell’organismo si depositano quantità eccessive di resti della digestione che non si riesce a smaltire, ad espellere. Da qui il sovrappeso, l’intossicazione ed una serie di patologie o comunque malessere generalizzato. Questo secondo Hay accade per diverse cause: un eccessivo consumo di carne, medesimo abuso di carboidrati raffinati (farinacei) e di cibi in generale, ma soprattutto per la mancata conoscenza della chimica della digestione. Gli alimenti hanno diverse tempistiche per essere digerite e dunque si finisce di appesantire l’organismo, senza arrivare ad assimilare tutto. L’ideale è dunque dividere i vari nutrienti in gruppi ed evitare di abbinarli in un medesimo pasto. Il tutto in una quantità porzionata: da qui anche il dimagrimento relativo alla dieta dissociata che oggettivamente favorisce l’assimilazione dagli alimenti in modo più semplice e concreto.

    Le regole principali sono 5 e piuttosto semplici da seguire: dissociare i carboidrati dalle proteine e dai frutti acidi nello stesso pasto; aumentare le quantità di frutta e verdura a discapito di quelle di proteine, amido e grassi, favorendo l’assunzione di grano integrale e zucchero di canna; lasciar passare almeno quattro ore tra un pasto e l’altro.

    Il tutto si basa sul concetto che le proteine vengono digerite essenzialmente in un ambiente acido, mentre i carboidrati in uno alcalino, metterli insieme significa sovraccaricare senza digerire totalmente: da qui gli accumuli dannosi.

    I principi di Hay sono molto semplici, ma mai nonostante il vasto impegno al riguardo è stato possibile trovare un riscontro scientifico riconosciuto ufficialmente da tutto il mondo accademico, anche se i fautori di questo regime nutrizionale sono molti. Tante diete, vecchie e nuove si basano su questi principi, dalla semplice dissociata che vede la pasta a pranzo e la carne a cena fino a quelle che vedono regimi dissociati settimanali. La dieta di Hay, seppur non bilanciata nel singolo pasto, lo diventa nell’ambito della giornata a livello nutrizionale, mentre per molte sue derivazioni estreme così non è e seppure si può assistere ad un effettivo dimagrimento, questo può non essere ottimale per la salute. In molti poi spiegano che alcuni alimenti non possono essere effettivamente dissociati perché al loro interno contengono sia proteine che carboidrati (come nel caso dei fagioli ad esempio). Ma la dieta, anche in questo caso, non va percepita come un mezzo per raggiungere il dimagrimento momentaneo, bensì come stile di vita.

    Foto di: Pomarc per Flickr

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