L’obesità infantile è anche figlia della crisi, solo l’1% dei bambini mangia correttamente

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    Che l’obesità infantile stia dilagando anche in Italia, è cosa che si possa facilmente sperimentare con i propri occhi e la propria esperienza di vita, senza dover necessariamente andare a spulciarsi tabelle e dati statistici. Quanti sono i bambini perfettamente in linea che conoscete? E quanti, invece, tendono ad avere qualche, se non tanti, chili in più rispetto alla loro altezza? Ormai è talmente diffuso il sovrappeso tra i minori, che neppure ci facciamo più caso, ci sembra normale, quando normale non è. Tenetelo a mente: non è normale che un bambino di 7, 8, 11 anni sia pieno di grasso superfluo, inutile girarci intorno.

    A segnalare l’allarmante aumento del fenomeno dell’obesità infantile in tutto il mondo, ovvero sia tra i Paesi industrializzati che quelli in via di sviluppo, è l’Oms, che ci informa che questa sorta di omologazione alimentare è figlia di un doppio, nefasto processo di natura economica. Se nell’Occidente colpito dalla recessione, le famiglie hanno meno soldi da spendere per comprare i cibi, e così si orientano verso prodotti industriali ricchi di grassi, zuccheri e conservanti, o verso la carne confezionata, perché i cibi freschi e soprattutto la frutta e la verdura costano troppo, nei Paesi in via di sviluppo si assiste al fenomeno opposto.

    Poiché la carne e i cibi grassi sono una sorta di rappresentazione materica e gastronomica del benessere, le famiglie con più potere d’acquisto stanno modificando la propria dieta da sostanzialmente “povera”, a base di prodotti della terra, legumi e cereali, a “ricca”, con abuso di carne. Insomma, un disastro. Del resto, per quanto ci riguarda come Paesi “ex” ricchi, mangiare al fast food costa molto meno che mettere insieme un pasto con tutti prodotti freschi e di qualità, questo lo sappiamo tutti.

    Anche in Italia i bambini sono poi quelli che risentono maggiormente di questo tipo di alimentazione poco salutare, perché finiscono per ingerire molte più calorie di quelle che gli servono, spesso assolutamente “vuote”, cioè prive di potere nutrizionale. Il Barilla Center for Food e Nutrition ha stabilito che solo l’1% dei bambini mangia correttamente nei Paesi occidentali, e che in media il cibo consumato nei pasti in famiglia contiene una quantità di proteine pari a 3-4 volte superiore al fabbisogno giornaliero di un bimbo in età pre scolare e scolare.

    Nella nostra Italia, patria della dieta mediterranea, patrimonio dell’umanità, le cose vanno piuttosto male. “L’emergenza obesità deve essere tenuta in grande considerazione anche nel nostro Paese – sottolinea Ignazio Marino, Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale in occasione dell’Obesity Day – In Italia più del 10% della popolazione adulta è obeso, mentre il problema riguarda ben il 12% dei bambini e dei ragazzi.

    Maglia nera per le regioni del Sud, in Campania un bambino su 5 è obeso, ma la situazione è allarmante anche in Molise, Sicilia e Calabria”. L’unica soluzione a breve termine, a parte cercare di diffondere sempre più l’educazione alimentare a partire dalle scuole, è quella di trovare degli incentivi per l’acquisto di cibi sani: “soprattutto per le fasce sociali più povere che spesso si alimentano male per problemi economici e non per scelta”. Insomma, sempre più vale il detto che siamo ciò che mangiamo… purtroppo.