L’ansia d’amore è l’ansia d’abbandono? Sì, ma non solo

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    ansia d'amore

    Vorrei raccontarvi dell’ansia dell’amore, più precisamente di quella delle relazioni in senso più ampio, amicali, genitoriali, di coppia, col cane, insomma tra due che si vogliono bene.

    Perché è proprio quando il primo passo è fatto, quando la seduzione, gli ammiccamenti, le allusioni, la malizia abbassano la guardia, quando ci si trova davanti alla possibilità di mostrarsi all’altro come siamo, vulnerabili e meravigliosamente imperfetti, è proprio lì che emerge quel senso strano di lieve – si spera – malessere che ci attanaglia l’anima, uno stato di allerta che ci rende inquieti, ipersensibili, che bisbiglia frasi strane alle nostre orecchie come: “ti prego, non lasciarmi, stai con me, fammi sentire la tua presenza!”

    Questa voce è quella dell’ansia abbandonica, quell’ansia che ha bisogno di conforto, di conferme, di presenza, di vicinanza. Spesso si accompagna a abbondanti dosi di prossimità fisica, abbracci, contatto, cosa che va ben oltre lo sturm und drang dell’innamoramento. E’ l’ansia di chi non si sa immaginare senza l’altro, la sola idea paralizza, crea dolore, sofferenza, senso di vuoto.

    L’altra opzione, all’opposto, parla una lingua ben diversa, dice cose tipo “ok, ti amo, sto bene con te, ma fammi respirare, non mi soffocare, lasciami vivere, ho bisogno del mio spazio”.

    Quest’ansia, chiamata ansia d’inglobamento, la si riconosce nelle persone che provano un vero e proprio senso di invasione nel sentire violato il proprio confine, quello spazio che ci preserva dalle intromissioni degli altri, quello spazio che Patrick Swayze insegna tanto bene a Baby e che non ha a che fare solo con la rumba e il merenghe.

    E’ l’ansia di chi mal sopporta di essere toccato da persone che non reputi abbastanza intime, l’ansia di chi non riesce a stare in una relazione di dipendenza, di condivisione costante, di sudditanza.

    L’ansia di chi vive l’amore come, anche, il bisogno di spazi per sé, di potersi riconoscere la libertà di gestire l’intimità con l’altro in tempi e modi non assoluti non sentendosi, per questo, meno coinvolto in una relazione amorosa. L’ansia di chi fa molta, troppa fatica a fidarsi, a fare quel salto nel buio che implica vivere una relazione in profondità. Fatica a tollerare l’ignoto.

    Tutti ci dimeniamo faticosamente tra queste due polarità, cercando di farle funzionare, le nostre relazioni. Ci sono i nostri bisogni relazionali, e ci sono quelli dell’altro: qui sta la sfida!

    Perché forse, l’amore è proprio la possibilità di riconoscerli e rispettarli, i bisogni dell’altro, ma anche e soprattutto, i propri. Per poterli comunicare e condividere. Per costruire la possibilità di incontrarci.

    Nel faticoso e quotidiano tentativo di far funzionare le nostre relazioni ci districhiamo tra queste sensazioni, tra questi due poli opposti, ci avviciniamo e ci allontaniamo, passiamo giornate insieme al nostro amato senza stancarci mai e poi sogniamo due ore tutte per noi.

    Facciamo dei tentativi per trovare un nostro personale equilibrio, proviamo.

    Cerchiamo, in fondo, di non sentirci soli. O di non essere feriti. E ricominciamo.

    E tu, che ansia hai?

    In collaborazione con Psicoblogger.it