L’anoressia è scritta nei geni

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    Anoressia geni

    L’anoressia, il più pericoloso tra i disturbi dell’alimentazione perché se non curata in tempo può portare alla morte per denutrizione, è in parte di natura genetica. O meglio, esiste una predisposizione a sviluppare questa patologia mentale, anche se, naturalmente, c’è bisogno di una serie di fattori esterni, ambientali, affinché davvero questa tendenza si trasformi in quell’ossessione per la magrezza a tutti i costi che porta a rinunciare al cibo. Insomma, il rischio di diventare anoressici non è uguale per tutti, esistono delle caratteristiche individuali che devono mettere maggiormente in allarme genitori, medici ed educatori. Non è la prima volta che si parla di legame tra tendenza all’anoressia (ma anche alla bulimia, patologia gemella e spesso succedanea all’altra) e disturbi della personalità.

    Una debolezza, una fragilità che si riscontra tipicamente nelle ragazze adolescenti, tormentate dal non potersi uniformare a quell’ideale di bellezza stereotipato e un po’ fasullo che fa della magrezza, del corpo filiforme, un estremo simbolo di perfezione fisica.

    Anoressia e genetica, lo studio USA

    I ricercatori della Michigan State University hanno riscontrato, però, accanto alle “colpe” da imputare ai media e al modello unico di bellezza femminile (ma anche maschile) imperante, una forte componente genetica nello sviluppo di malattie del comportamento alimentare come l’anoressia. Addirittura quasi il 50% delle probabilità di cadere vittime dell’anoressia sarebbe scritto nel DNA. Per giungere a queste sconcertanti conclusioni, gli esperti USA hanno effettuato uno studio su 300 giovani gemelle (di età comprese tra i 12 e 22 anni), sia omozigote che eterozigote. Premettiamo che le coppie di gemelli identici condivide il 100% del codice genetico, dal momento che sono stati originati dalla stessa cellula uovo (ovulo materno e spermatozoo paterno in comune), mentre per i gemelli dizigotici il DNA è uguale solo al 50%. Le ragazze sono state invitate a partecipare ad un questionario in cui si chiedeva loro di esprimere il livello di gradimento nei confronti delle magrissime modelle, dive della passerella, e quanto avrebbero desiderato assomigliare loro. Dopodiché le risposte sono state messe a confronto per vedere la differenza tra le gemelle identiche e quelle fraterne. Risultato?

    L’anoressia è scritta nel DNA per il 43%

    “Le gemelle identiche mostravano livelli d’idealizzazione della magrezza più simili tra loro di quanto non fosse per l’altro tipo di gemelle – ha spiegato Jessica Suisman, autrice dello studio – questo suggerisce che la genetica potrebbe avere un ruolo nella questione”. Nello specifico, il ruolo predisponente dei geni sarebbe pari al 43%. Questo non significa che si debba ridimensionare l’incidenza che hanno i media e i canoni estetici da essi imposti nell’allarmante aumento dei casi di anoressia. Come anticipato, il fattore esterno è determinante nell’innescare lo sviluppo di disturbi dell’alimentazione, così come la tendenza all’emulazione delle teenagers, ma non è sufficiente se non vi è una predisposizione di base: “Tutte siamo bombardate da messaggi che esaltano le virtù dell’essere magre e da esempi di figure femminili fin troppo esili, quasi scheletriche – commenta la dott.ssa Suisman – ma non su tutte le donne questi modelli fanno presa. Alcune cercano di imitarli, altre invece non se ne curano affatto e ci siamo chiesti se ci fosse qualche innata ragione alla base di questi diversi comportamenti”. Evidentemente la risposta è affermativa. Un motivo ancora maggiore per vigilare sulle ragazze più a rischio cercando di tutelarle e avvolgerle in una rete protettiva che le aiuti a rinforzare l’autostima e ad assegnare il giusto valore all’estetica e al peso corporeo.