Ipertiroidismo in gravidanza, i sintomi da non sottovalutare

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    gravidanza ed ipertiroidismo

    Quando si parla di ipertiroidismo, ci si riferisca ad una problematica di salute in cui la tiroide è particolarmente attiva, secerne cioè troppi ormoni. Tale patologia colpisce maggiormente le donne. Per vari motivi questa condizione complica la possibilità di una gravidanza, ma non la esclude. I rischi a cui però una gestante (ed il bambino che porta in grembo) può andare incontro in caso di ipertiroidismo in gravidanza obbligano ad una particolare attenzione. Vediamo nel dettaglio.

    Complicanze dell’ipertiroidismo in gravidanza

    Una donna incinta affetta da ipertiroidismo potrebbe andare facilmente incontro ad ipertensione e dunque al rischio di sviluppare preeclampsia e quindi gestosi. Da qui parto prematuro nelle ipotesi più fortunate, ma i problemi si possono avere anche durante la prima fase della gravidanza, provocando un distacco di placenta e /o un aborto spontaneo. Anche l’anemia, non necessariamente grave può essere una complicanza dell’ipertiroidismo in gravidanza. Anche per il bambino però esistono delle problematiche che vanno dalla nascita prematura e sottopeso fino alla morte fetale o neonatale, passando per malformazioni congenite ed ipertiroidismo nel bambino.

    Le terapie per l’ipertiroidismo in gravidanza

    Con questo non vogliamo spaventarvi care amiche di Pourfemme, ma solo farvi capire quanto è importante tenere sotto controllo certe problematiche in gravidanza. La prognosi infatti se si seguono le terapie farmacologiche necessarie è buona sia per la futura mamma che per il suo bambino. Non hanno effetti collaterali rilevanti se non qualche bollicina sulla pelle o prurito. Lo stesso anche durante l’allattamento. Il tutto ovviamente sotto la stretta sorveglianza del medico curante. Ma quali farmaci? Si usano essenzialmente i cosiddetti anti-tiroidei, in grado cioè di ridurre l’eccessiva attività della tiroide e conseguentemente di accumulo di ormoni in circolo. I più usati, in Europa appartenenti alla categoria dei tionamidi sono il metimazolo, il carbimazolo ed il propiltiouracile. Se a provocare l’ipertiroidismo in gravidanza è un tumore, purtroppo occorre procedere anche alla chirurgia per eliminare il problema e questo può avere serie complicanze, ma si tratta di casi fortunatamente rari.

    Foto: Kiki follettosa per Flickr

    Sintomi e diagnosi dell’ipertiroidismo in gravidanza

    L’ipertiroidismo in gravidanza è una condizione piuttosto rara perché in generale, la patologia provoca alterazioni del ciclo mestruale o comunque aborti ripetuti e perché la terapia dell’ipertiroidismo suggerisce di evitare di rimanere in stato interessante. Ma trattandosi di una cura molto lunga, può subentrare nella donna il desiderio di avere un bambino o magari rimane incinta prima ancora di sapere di essere affetta da ipertiroidismo; altre persone per motivi religiosi o di vario tipo possono essere contrarie alle più comuni forme di contraccezione e dunque andare più facilmente incontro ad una gravidanza. In tutti questi casi va specificato che tra ipertiroidismo e gravidanza non esistono controindicazioni specifiche, ma solo la necessità di un’attenzione maggiore. Sia alla mamma che al bambino.

    Gli ormoni in gravidanza

    L’ipertiroidismo, come sappiamo è provocato da un cattivo funzionamento della tiroide atta a secernere alcuni ormoni. Anche la gravidanza provoca sbalzi che possono essere confusi con la patologia tiroidea. Nel primo trimestre ad esempio si ha un fisiologico innalzamento dei livelli di gonadotropina corionica umana (beta HCG) che può indurre a pensare ad ipertiroidismo. In realtà è un falso ipertiroidismo. Se però in presenza di questo valore si assiste anche ad altri sintomi il sospetto deve essere approfondito con una diagnosi precisa al fine di attivarsi nella necessaria terapia.

    I sintomi dell’ipertiroidismo in gravidanza

    Purtroppo i sintomi dell’ipertiroidismo in gravidanza, date le caratteristiche degli ormoni comuni alle due condizioni sono molto simili a quelli che lamentano la maggior parte delle gestanti: la tachicardia, le palpitazioni, il senso di affaticamento, una maggiore sudorazione, nausea e vomito, aumento della pressione arteriosa, occhi sporgenti, ecc. Sono fattori che possono spesso passare inosservati ad un ginecologo, mentre porrebbero prontamente un endocrinologo sulla via della diagnosi.

    La diagnosi dell’ipertiroidismo

    La diagnosi di ipertiroidismo non è semplicissima in gravidanza: si parte dall’intensità dei sintomi e dalla palpazione della ghiandola tiroidea, si procede poi con analisi del sangue specifiche che evidenziano un TSH soppresso associato a valori di FT4 e di FT3 superiori ai limiti indicati come norma. Altre analisi ematiche possono evidenziare la diagnosi definita “differenziale” cioè quella che aiuta a comprendere quale effettiva patologia colpisce la tiroide. A supporto di queste indagini vi sono altre possibilità fornite dall’ecografia tiroidea, mentre va esclusa per ovvi motivi la scintigrafia tiroidea con isotopi radioattivi e la misurazione della captazione tiroidea del radioiodio solitamente usate quando non si è in presenza di una gravidanza.

    Foto: Kiki follettosa per Flickr

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