Invecchiamento: un’anziana su 5 soffre della “sindrome di Penelope”

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    Invecchiamento sindrome Penelope

    L’invecchiamento per le donne italiane può essere molto duro. Ultimamente stanno arrivando messaggi piuttosto contraddittori a proposito della terza età. Da un lato, continuano a trovare risalto mediatico risultati di studi e indagini, sovente provenienti da fonti più che autorevoli, che affermano quanto sia bello invecchiare e, addirittura, che la vera felicità l’uomo la possa sperimentare solo tra i 70 e gli 80 anni. D’altro canto, dipende molto dalle condizioni in cui ci si arriva, a compiere gli ottanta. E non parlo solo di eventuali problemi di salute, che possono compromettere la qualità della vita delle persone anziane. Mi riferisco anche ai risvolti psicologici.

    Essere anziano benestante, avendo magari al fianco la propria famiglia come compagnia e sostegno, mantenendo delle buone condizioni fisiche che permettono di poter gestire al meglio il proprio tempo e coltivare un hobby, è un conto. Invecchiare soli, acciaccati e mal messi economicamente, è un altro paio di maniche. Avete mai sentito parlare della “sindrome di Penelope”? Prende spunto, naturalmente, dall’Odissea di Omero e dalla figura della moglie di Ulisse, che attese per 20 anni il ritorno a casa del suo uomo, facendo e disfacendo una tela.

    Ebbene, ne soffrono una anziana over 75 su cinque, in Italia, Sono soprattutto vedove, sole e profondamente depresse, con quel tipo di sofferenza psichica che si ripercuote anche sul fisico. Ammalate di dolore e di solitudine, anziane che, nel loro cuore, continuano ad attendere qualcosa che non tornerà mai: un passato florido, una salute ormai compromessa, il proprio amore perduto. Se ne è parlato durante un convegno svoltosi a Gardone Riviera e organizzato dall’Associazione italiana di psicogeriatria (AIP).

    Nel corso di questo incontro, l’Università di Messina ha presentato proprio uno studio interamente dedicato alla “sindrome di Penelope”. Nel riportare le percentuali – una over 75 su cinque, come abbiamo anticipato – i medici hanno sottolineato come queste pazienti, spesso ricoverate per disturbi fisici, non vogliano più lasciare l’ospedale per paura di ritrovarsi a casa, da sole. “Si tratta di donne malate di attesa di affetti e di legami, come la vera Penelope – spiega Marco Tabucchi, Presidente AIP – Un’attesa che si prolunga nel tempo e che sanno inconsciamente sarà senza fine”.