Infezione da carne di pollo: come si previene

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    petto di pollo

    Con l’arrivo della primavera, il consumo di carne di pollo aumenta, ma bisogna fare attenzione alle infezioni. Questo, infatti, è notoriamente il periodo in cui le donne iniziano la dieta in vista della prova costume, ricorrendo spesso a quella proteica, che concede largo spazio alle carni magre, come appunto il pollo o il tacchino. Tuttavia, è importante prestare attenzione alle carni poco cotte e alla mancanza di igiene. Nell’intestino del pollame, si trova un batterio che può causare la campilobatteriosi, con conseguenti diarrea e febbre.

    Secondo l’Efsa, l’Autorità per la sicurezza alimentare, si tratta di un problema molto diffuso nell’Unione Europea, dove nel 2009 sono stati riscontrati ben 198.252 casi di campilobatteriosi umana, con un costo stimato sulla sanità pubblica e sulla perdita di produttività che si aggira intorno ai 2,4 miliardi di euro l’anno.

    Gli esperti dell’Efsa hanno spiegato che:

    Il rischio si può ridurre fino al 50% attraverso apposite misure prima della macellazione attuabili dagli allevatori per evitare che i batteri possano penetrare nei ricoveri dove i polli sono alloggiati. Utili le zanzariere, ridurre l’età in cui i polli vengono mandati al macello, e cessare le pratiche di diradamento (in quanto gli esseri umani che accedono ai ricoveri possono trasportarvi batteri dall’esterno).

    Ma secondo l’Efsa, ci sono anche altre misure da adottare per la riduzione dei rischi nella filiera di produzione delle carni, ovvero la cottura industriale, l’irradiazione delle carni, misure che possono distruggere tutto il Campylobacter eventualmente presente sulla carne.

    Gli esperti suggeriscono anche il surgelamento delle carcasse per 2-3 settimane, con cui si arriverebbe ad un calo di oltre il 90%, mentre con il surgelamento delle carcasse per periodi brevi (2-3 giorni) o il loro trattamento con acqua bollente (a 80 C per 20 secondi) o con sostanze chimiche come l’acido lattico si otterrebbe una riduzione stimata tra il 50% e il 90%.

    Dal canto nostro, visto che la sicurezza alimentare è spesso sottovalutata, possiamo consumare la carne acquistata nell’arco di qualche giorno, evitando di congelarla e conservandola in frigo ben coperta.