In GB si “stangano” i ritocchini: arriva la “boob tax”, la tassa sulla chirurgia plastica

da , il

    Tassa sulla chirurgia plastica

    La chirurgia plastica, i ritocchi estetici, sono un vero e proprio lusso, e come tali vanno tassati senza pietà e senza sconti (operazioni di ricostruzione a seguito di incidenti o malattie a parte, ovviamente). Il governo britannico di David Cameron dichiara guerra alla medicina estetica, o sarebbe meglio dire, tenta di ricavarci quanti più soldi possibile. Insomma, in tempi di crisi economica globale e sistemica, ma che coinvolge, come ben sappiamo, soprattutto i Paesi occidentali e l’Europa in particolare, tutti i Governi si ingegnano per recuperare soldi, gravando il meno possibile sulle categorie deboli e sui beni di prima necessità.

    Di recente vi avevamo informato sulla iniziativa danese di imporre una “fat-tax” sui cibi grassi, con un aumento di imposta corrispondente alle percentuale di grasso presente nell’alimento (sia fresco che confezionato). Un modo per combattere l’obesità e intanto fare cassa. Gli inglesi si dimostrano ancora più “mefistofelici”, perché sono pronti a mettere le mani nelle tasche di chi è vittima della sua stessa vanità. Donna insicura, vuoi rifarti il seno, ritoccare le labbra, limare la gobba del naso, spianare le rughe a suon di botox… ?

    Allora paga, e non solo (profumatamente), il professionista che ti renderà più bella, ma dai anche il tuo contributo alle casse dello Stato. La proposta prevede l’imposizione di un’IVA del 20% su qualunque tipo di intervento di chirurgia estetica, e, secondo le stime di Cameron, dovrebbe convogliare in tasse una cifra pari a 500 milioni di sterline all’anno. La “boob tax” (tassa sulla… “tetta”), non piace per nulla, naturalmente, alla British Association of Aesthetic Plastic Surgeons (ovvero l’Associazione dei chirurghi plastici inglesi), il cui Presidente, Fazel Fatah, così si lamenta dalle pagine del Daily Mail:

    “La proposta avanzata dall’HMRC (HM Revenue & Customs n.d.r.) sarà un potenziale danno per molti pazienti, perché implica che qualunque procedura eseguita per correggere l’aspetto fisico non sia una necessità medica. Purtroppo non c’è stata alcuna discussione con gli organismi direttamente coinvolti prima di arrivare a questa proposta e ora non ci resta che sperare che venga trovato un terreno comune che bilanci l’ovvio bisogno di aumentare le tasse con la sicurezza dei pazienti, perché la chirurgia si occupa direttamente della vita delle persone”.

    Su questo non c’è dubbio, e infatti sono proprio i potenziali clienti che ora si ritrovano spiazzati dall’iniziativa, perché i conti fatti in precedenza programmando un possibile intervento di tipo estetico, ora non tornano più. “Questa proposta è un vero e proprio attacco a tutte le donne che si sentono incredibilmente vulnerabili in un dato momento della loro vita”, tuona la presentatrice di Sky News Kay Barley. Sarà pur vero anche questo, ma io ritengo che tutto sommato sia meglio tassare l’iniezione di botox piuttosto che imporre ticket assurdi e far pagare un occhio della testa farmaci indispensabili… o no?