Il tumore al seno prima dei 40 anni: è una neoplasia diversa

da , il

    tumore al seno breast cancer

    Gli screening per il tumore al seno sono suggeriti dopo i 45 anni, ma sempre più spesso, si evidenziano casi diagnosticati in pazienti molto giovani, e comunque sotto i 40 anni. Le loro storie colpiscono in modo particolare perché coinvolgono donne nel pieno della vita, all’apice del successo come è accaduto a Miss Venezuela, morta a soli 29 anni a causa di questa neoplasia, tanto per fare un esempio, ad un passo dal matrimonio o alla prima gravidanza. Le statistiche confermano quella che è la nostra percezione al problema: i numeri sono in aumento e si tratta di neoplasie particolarmente aggressive e resistenti alle attuali terapie. Un nuovo studio scientifico ne avrebbe addirittura evidenziato caratteristiche biologiche uniche.

    Il tumore al seno prima dei 40 anni

    Secondo una ricerca scientifica presentata nei giorni scorsi alla Breast Cancer Conference che si è tenuta a Bruxelles, il carcinoma mammario che si sviluppa sotto i quaranta anni sarebbe molto diverso dagli altri già noti, come spiega il dottor Hatem Aziz, a capo del team che ha realizzato la ricerca, dell’Istituto Jules Bordet: “ è un cancro biologicamente diverso dagli altri tumori al seno, molto spesso più aggressivo e con rilevanti probabilità di ricadute. Colpevole anche la diagnosi tardiva, perché raramente si pensa che un tumore alla mammella possa colpire le giovani donne”. E’ dunque una questione culturale, oltre che di approccio scientifico.

    La terapia personalizzata del tumore al seno

    A differenza di quanto si creda non esiste quindi un solo tipo di tumore al seno, ma più di uno (lo stesso vale per il tumore ai polmoni, ai reni o in qualunque altro organo) e diversi sono i protocolli terapeutici a seconda dei casi, ovvero si possono usare combinazioni di farmaci diverse tra loro al seconda della neoplasia. Un esempio viene dalla medesima ricerca scientifica che ha individuato nelle giovani pazienti due tipi di geni particolari, il PI3k ed il RANKL, quali probabili responsabili della velocità di proliferazione delle cellule tumorali e dunque dello sviluppo del cancro e delle sue metastasi. Contro questi esistono già a disposizione dei farmaci (fase due e tre della sperimentazione e dunque presto in commercio) definiti appositamente inibitori del P13k ed il più noto denosumab, già in uso per contrastare le metastasi ossee, in grado di ostacolare il gene RANKL: si presuppone che nelle donne giovani, questo medicinale possa essere usato anche come terapia di base e non solo come anti metastasi. E’ su questi aspetti che la ricerca avanzerà nell’immediato futuro.

    Foto di Promo Blog per Flickr

    Dolcetto o scherzetto?