Il tumore al colon-retto si può prevenire consumando cereali integrali e fibre

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    Buoni, ma soprattutto così salutari da proteggerci dal tumore al colon-retto. Sono i cereali, forse l’alimento base della nostra alimentazione, e certamente cardine della dieta Mediterranea divenuta ormai patrimonio dell’umanità come recentemente decretato dell’Unesco. I cereali iniziarono a comparire sulle tavole degli esseri umani in età remotissime, quando i nostro progenitori, da cacciatori e nomadi, divennero coltivatori e stanziali. Insomma, hanno in qualche modo marcato il passaggio da una civiltà primitiva e di pura sussistenza, ad una più progredita.

    Sicuramente i cereali che si trovavano allora, e i primi ad essere stati coltivati, erano un po’ diversi dai derivati che serviamo nelle nostre tavole sotto forma di pane, di pasta, di risotti, di fiocchi per la colazione e via discorrendo. In particolare, con il trascorrere dei secoli e i gusti diventati sempre più sofisticati, abbiamo scelto di privilegiare il prodotto raffinato – depurato, in fase di lavorazione, delle parti più grossolane, considerate indigeste o comunque inadatte a palati delicati – a scapito di quello intero, integrale.

    E abbiamo fatto la scelta sbagliata. Secondo quanto scoperto dai ricercatori dell’Imperial College di Londra, infatti, emerge quanto siano utili proprio le fibre contenute nei cereali integrali per mantenere in salute il nostro intestino e prevenire lo sviluppo di neoplasie. Il cancro al colon è purtroppo una delle forme tumorali più diffuse al mondo, colpendo indistintamente uomini e donne e rivelandosi, anche causa di decessi prematuri.

    Insomma, una vera “bestia nera” che si potrebbe tenere lontana proprio alimentandosi nel modo giusto. Frutta e verdura vanne benissimo, ma stando ai dati raccolti dagli scienziati britannici, sono sufficienti 10 g di fibre di cereali in più al giorno per ridurre del 10% i rischi di sviluppare il tumore al colon.

    In pratica assumendo in tutto 90 g di cereali e derivati interi (quindi non raffinati) si potrebbe stare più o meno al sicuro (naturalmente eliminando anche gli altri fattori di rischio e considerando individui senza una familiarità forte della malattia). Gli studiosi, coordinati dal dott. Dagfinn Aune, sono giunti alle loro conclusioni analizzando un campione di circa 2 milioni di persone. “Più fibre si mangiano – hanno concluso i ricercatori-meglio è. Bastano anche quantità moderate per ottenere degli effetti”. Buono a sapersi!