Il ruolo della cardioaspirina nel tumore al seno

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    cardioaspirina

    Alcune recenti ricerche scientifiche hanno evidenziato l’importanza della cardioaspirina nella terapia del tumore al seno. Ma prima di entrare nel merito cerchiamo di capire cos’è la cardioaspirina. Come evidenzia il nome, si tratta di un’aspirina per il cuore, un farmaco a base di acido acetilsalicilico, che si usa quindi per prevenire problemi cardiaci: nella fattispecie appartiene alla categoria degli antitrombotici, serve cioè a prevenire la trombosi coronarica in pazienti a rischio. Si tratta dello stesso principio attivo che serve per controllare il dolore e le infiammazioni: la classica aspirina o l’aspirinetta.

    Una differenza sostanziale sta però nel fatto che la prima è gastroresistente, è cioè avvolta in un involucro che ne favorisce il rilascio graduale nel sangue non essendo rapidamente metabolizzata dall’intestino: in questo caso permangono le proprietà antitrombotiche dell’acido acetililsalicilico piuttosto che quelle antinfiammatorie ed antidolorifiche, anche ai medesimi dosaggi.

    Si è notato inoltre che l’assunzione quotidiana di cardioaspirina in donne affette da tumore al seno ha provocato un aumento dei livelli di miaspina, una proteina che blocca le metastasi in questa forma neoplastica. In realtà non è ben chiaro come e perché questo meccanismo si sviluppi, ma i dati sembrano essere abbastanza rilevanti (alcuni sono stati pubblicati anche sul Journal of Clinical Oncology).

    Certo è che la cardioaspirina, in quanto acido acetilisalicilico ha degli effetti collaterali dunque va ancora studiato il modo corretto di applicare tale potenzialità terapeutica alle pazienti: vanno valutati sempre i pro ed i contro di ogni terapia farmacologica in un diretto confronto medico-paziente, anche perché il tumore al seno non è ancora stato riconosciuto tra le indicazioni della cardioaspirina: occorre attendere altri studi e test.