Il punto della situazione sull’AIDS in Italia

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    Non bisogna abbassare la guardia con l’AIDS. Nonostante le nuove acquisizioni scientifiche circa i farmaci, anche in Italia le diagnosi di Hiv/aids sono ancora troppe. E’ questo in sintesi l’appello fatto dal prof. Enrico Garaci, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità presso il quale è attivo il Centro Operativo Aids (COA) che da anni verifica l’andamento dell’infezione, durante la Conferenza internazionale sull’Aids in corso a Roma. I dati del nostro Paese equivalgono al resto d’Europa: dal 1985 circa 63.000 diagnosi di aids di cui 1.079 nel 2010.

    La mortalità è ancora troppo alta: secondo i dati pervenuti al COA ha riguardato 39.344 pazienti (62,8%) al 31 dicembre 2010, un numero di sicuro sottostimato. Ciò che deve preoccupare però è la modalità di trasmissione del virus che ormai non è più una prerogativa di tossicodipendenti ed omosessuali, ma anche di eterosessuali che lo contraggono attraverso rapporti non protetti: è aumentata l’età (In media 35-40 anni) ed il numero delle donne colpite. L’infezione nella maggior parte dei casi si scopre dopo molto tempo dal contagio. Riflettiamo.