Il dolore? Dipende dalla percezione del proprio corpo

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    La sofferenza ed il dolore, nascono in alcune zone particolari del cervello. Secondo uno studio appena pubblicato sulla rivista Psychological Science, il tutto è riconducibile alla percezione del proprio corpo ed in particolare anche alle sue dimensioni. Una curiosa ricerca scientifica, non c’è che dire! Di sicuro però potrebbe trovare applicazione in caso di paura di un’iniezione o perché no, in eventi più importanti, come il dolore percepito durante il parto, oppure in caso di artrosi ed altre patologie. Dopo un’adeguata formazione al controllo.

    A queste conclusioni si giunge leggendo lo studio in questione realizzato da alcuni scienziati dell’University College di Londra e dell’Università Bicocca di Milano, che hanno testato alcune reazioni del cervello a particolari stimoli sensoriali tattili. In particolare sono stati coinvolti 18 volontari: la loro mano sinistra è stata messa a contatto con una sonda termica a cui gradatamente veniva aumentata la temperatura. Questo fino al raggiungimento del dolore dovuto dalla “scottatura”. Ebbene: invitati i volontari ad osservare la mano (grazie a degli specchi) durante l’applicazione del calore, la loro sensazione di dolore è arrivata in ritardo, rispetto a quando, praticato lo stesso esperimento, veniva impedito loro di guardare l’arto. Non solo: con specchi concavi e convessi, la forma della mano sinistra appariva più grande o meno del reale, e di pari passo andava la percezione del dolore!

    Ha spiegato così una delle autrici dello studio, la dottoressa Flavia Mancini: “L’immagine che il cervello mostra del nostro corpo ha una forte correlazione sul livello del dolore ed anche il modo stesso in cui il nostro corpo viene rappresentato influenza la percezione del dolore”. Le finalità sono invece state esposte dal coautore inglese, il Prof. Patrick Haggard: “il nostro interesse era rivolto al rapporto fra l’esperienza del dolore e la rappresentazione che il cervello fa del proprio corpo. Abbiamo dimostrato che esiste una decisa interazione fra i sistemi visivi del cervello e quelli del dolore. Del resto, già molte terapie psicologiche per combattere il dolore si focalizzano su questi principi insegnando ad esempio delle tecniche di distrazione. Ecco perché, quando un bambino deve togliere il sangue, dovrebbe evitare di guardare l’ago della siringa e concentrarsi, invece, sul suo braccio, così da sentire meno male». Beh! Con me purtroppo questa cosa dell’analisi del sangue non funziona!