Ictus: più attenzione agli attacchi minori

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    Colpo apoplettico

    Quando si parla di ictus – un termine che non a caso deriva dal latino e significa colpo – si pensa subito a un evento molto grave che mette in pericolo la vita del paziente, o comunque ha ricadute molto pesanti. In realtà, oltre agli attacchi più intensi, ci sono tipologie di ictus minori, quasi asintomatiche, che non causano danni permanenti, ma che dovrebbero comunque essere trattate per prevenire l’insorgenza di attacchi più gravi. Ebbene, uno studio britannico pubblicato su Stroke ha rivelato che dei soggetti colpiti da mini-ictus, oltre un terzo non ne è consapevole, mentre tra chi se ne rende conto, la maggior parte chiede assistenza con più di 24 ore di ritardo.

    Per studiare a fondo il problema, i ricercatori dell’Università di Oxford hanno analizzato i dati riguardanti 1.000 persone con un’età media di 73 anni, che nella vita erano state colpiti da un ictus minore. Il risultato? Indipendentemente da sesso, età e qualsiasi altra variabile di riferimento, i soggetti presi in esame hanno dimostrato di essere poco preparati riguardo al riconoscemento dei sintomi e delle cause di un ictus. Elemento che ha portato buona parte del campione a non chiedere assistenza medica in tempo.

    “I dati che abbiamo raccolto – spiega Arvind Chandratheva, uno degli autori dello studio – indicano chiaramente una mancanza di consapevolezza pubblica che il Tia è un’emergenza medica. Per ora è stato fatto molto poco per diffondere una maggiore conoscenza dei sintomi degli eventi ischemici minori, ma è evidente che sarebbe utile promuovere campagne educazionali mirate”. Non possiamo che essere d’accordo, visto che l’ictus cerebrale uccide solo in Europa circa 650.000 persone ogni anno…

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