Ictus: apnee notturne e forame ovale pervio ne aumentano il rischio

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    ictus nel sonno

    Ormai da decenni gli scienziati di tutto il mondo indagano per scoprire cosa si nasconda dietro la comparsa di un ictus, una patologia che colpisce nel mondo 15 milioni di persone ogni anno. Quali sono i fattori di rischio? Quali le cause scatenanti? Uno studio recentemente effettuato presso l’ospedale Niguarda di Milano, ha condotto ad una scoperta davvero rivoluzionaria. A quanto pare, ad aumentare le probabilità di sviluppare la patologia sarebbe la contemporanea presenza di apnee notturne (durante il sonno) e di una particolare malformazione cardiaca congenita. Stiamo parlando del forame ovale pervio (PFO), che interessa circa il 25-30% della popolazione adulta.

    Per giungere a queste conclusioni, i ricercatori italiani hanno coinvolto nel loro studio 335 pazienti di 13 ospedali italiani: tutti avevano sviluppato un ictus. Dall’analisi delle cartelle cliniche, è emerso che la coesistenza di apnee nel sonno e PFO è causa di “un significativo aumento del rischio di avere un ictus di probabile origine cardio-embolica” durante le ore notturne.

    Ma cos’è effettivamente il “forame ovale pervio”? Si tratta di vero e proprio foro tra i due atri del cuore. Normalmente si rimargina dopo la nascita, ma in un’alta percentuale di casi rimane aperto anche fino al raggiungimento dell’età adulta, generando una serie di disturbi non trascurabili.

    “Considerata l’alta prevalenza di tale malformazione cardiaca e della sindrome delle ‘apnee morfeiche’, disturbo caratterizzato dalla presenza di russamento ed apnee ostruttive durante il sonno i risultati di questo studio multicentrico hanno immediate ricadute sulla prevenzione dell’ictus” parole del dott. Lino Nobili, coordinatore del centro per la diagnosi e la cura dei disturbi del sonno al Niguarda.