I neonati prematuri traggono forza e salute dalla voce della mamma

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    I neonati prematuri, specialmente quando siano venuti al mondo parecchie settimane prima del termine naturale della gravidanza (40ma settimana), poiché non sono riusciti a completare il loro sviluppo nell’utero materno, nascono già con delle problematiche che possono anche comportare, con gli anni a venire, una maggiore predisposizione a sviluppare patologie croniche. Si tratta di un problema sanitario importante, e dovuto, sostanzialmente, proprio ai progressi della medicina neonatale, che grazie all’ausilio delle incubatrici riesce a garantire la sopravvivenza anche a bebè molto piccoli.

    Per quanto riguarda le terapie collegate alle nascite pretermine, a quanto pare sembra che non possa mancare il sostegno materno, nel senso di presenza accanto al bebè. Se quest’ultimo ha la possibilità, dall’interno dell’incubatrice, di udire la voce della sua mamma e magari di sentirne anche il battito del cuore, le sue probabilità di uscire dalla fase di criticità e avviarsi verso uno sviluppo corretto e sano salgono tantissimo.

    Secondo quanto scoperto dai ricercatori della Neonatal Intensive Care Unit del Brigham and Women’s Hospital di Boston (USA), grazie ad uno studio, proprio i bebè pretermine che possono mantenere, seppur dentro l’incubatrice, il contatto con la madre, di tipo vocale, sonoro (includendo, quindi, anche il rumore del battito del suo cuore, che accompagna il feto durante tutta la fase di crescita nel pancione), crescono più sani.

    La possibilità che sviluppino le classiche problematiche dei bimbi prematuri, come disturbi cardiaci, o dell’apparato respiratorio, si riducono. Per ottenere questo risultato gli scienziati si sono avvalsi di semplici registrazioni delle voci delle mamme e del loro battito cardiaco, che sono state fatte ascoltare ai piccoli nelle incubatrici.

    Devo ammettere che questa notizia non ci ha stupito neppure un po’, e, anzi, ci fa comprendere ancora meglio quanto il legame madre-figlio sia profondo e indissolubile, sia dal punto di vista psicologico che, almeno nelle prime fasi di vita, fisico. Lo studio americano è stato pubblicato sula rivista Journal of Maternal-Fetal and Neonatal Medicine.