I medicinali omeopatici al vaglio dell’AIFA, svolta storica

L’omeopatia potrebbe essere giunta ad una svolta storica nel nostro Paese: un riconoscimento ufficiale atteso da tanto tempo dai fruitori dei medicinali omeopatici oltre che ovviamente dalle imprese che producono e commercializzano tali farmaci. Attualmente in Italia è autorizzata la vendita di circa 30.000 prodotti omeopatici, in via provvisoria, da circa 17 anni, ma si sta lavorando a risolvere la questione: la registrazione ufficiale presso l’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco. Da qui l’equiparazione delle valutazioni circa la sicurezza, esattamente come per gli altri medicinali allopatici.
L’omeopatia in Europa
Di fatto l’Italia è costretta ad adeguarsi ad una direttiva della comunità europea risalente addirittura al 2006. Con questa, è stato istituito un Codice Unico del farmaco che prevede anche i medicinali omeopatici e l’invito a tutti i Paesi all’adeguamento. Anche l’Italia ha recepito la direttiva, ma fino a pochi mesi fa nessuna azione concreta aveva permesso cambiamenti sostanziali. Mentre dal Ministero della Salute annunciano aperture dal punto di vista legislativo con un decreto previsto entro l’estate, all’Aifa è già iniziato l’iter per le registrazioni di tutti i farmaci già in commercio.
Cosa cambia per l’omeopatia in Italia?
E’ chiaro che sottoporre i farmaci omeopatici al vaglio dell’AIFA per la loro autorizzazione al commercio significa ufficializzarne l’uso ed in qualche modo riconoscerne la valenza. Di fatto ne saranno valutati, secondo norme eguali agli altri farmaci le condizioni di sicurezza e di utilizzo. Tale pratica permetterà l’immissione in commercio di nuove formulazioni, oltre che la loro esportazione. Soprattutto però questa apertura offre la possibilità di intraprendere nuove strade di ricerca scientifica, atte a valutare anche l’efficacia dei farmaci omeopatici stessi (i detrattori dell’omeopatia parlano spesso di mancanza di studi adeguati) oltre che di una rimborsabilità da parte del servizio sanitario nazionale. Benché, va detto, in alcune regioni illuminate, come la Toscana, da anni la medicina omeopatica ed altre complementari sono offerte dal servizio sanitario. In più, lo ricordiamo, è possibile dedurre le spese dei medicinali omeopatici già da tempo.
Cos’è l’omeopatia
Di sicuro non può essere considerata una medicina alternativa, ma di certo va identificata come complementare. E’ un metodo di cura e prevenzione che mutua dagli studi di uno scienziato (C.F.S Hahnemann) agli inizi del XIX° secolo. Si basa sul principio della similitudine, ovvero una patologia può essere curata se si somministra in dosi infinitesimali una sostanza che in un individuo sano avrebbe provocato gli stessi sintomi. Tale estrema diluizione è alla base della mancanza di effetti collaterali, ma anche, secondo coloro che non credono in tale terapia, della sua inefficacia. E’una medicina olistica che non cura il sintomo patologico, ma l’individuo nel suo insieme, stimolando l’organismo ad una risposta fisiologica, naturale. L’omeopatia nel mondo è utilizzata da oltre 400 milioni di pazienti e prescritta da più di 200.000 medici: si vende in farmacia e benché esistono dei medicinali da banco, è opportuna spesso la ricetta dell’omeopata che, ricordiamo, è un medico.
Per maggiori approfondimenti potete leggere anche:
Quando usare i farmaci omeopatici e tutto quello che c’è da sapere
Omeopatia o fitoterapia, come scegliere
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Mar 03/04/2012 da Cinzia Iannaccio in AIFA


















Eh, si Concordo con l’importanza dell’effetto ottimismo e dell’effetto pcbleao sul fisico.Al contrario notizie cattive o distorte, diffuse continuamente da telegiornali, giornali e da alcuni siti hanno una influenza negativa sulla salute fisica e mentale.Mi dicevi ieri che ci sare0 pure in giro qualche buona notizia: hai ragione, eccome!Possiamo scegliere che cosa guardare o sentire, da cosa lasciarci ispirare, esempio oppure , ma chisse0 quante fonti gie0 conosci.Riguardo all’omeopatia, penso si debba approfondire perche9 certe cure omeopatiche sembrano funzionare su bambini (quando ignari di essere curati), animali e vegetali
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