Guarire dall’epatite C definitivamente è possibile, grazie a nuovi farmaci sperimentali

da , il

    Epatite C cure

    Tra le patologie del fegato senza dubbio l’epatite è una delle più pericolose, perché se non riconosciuta e curata può portare allo sviluppo di tumori maligni e cirrosi epatica, con conseguenze anche letali. Se per quanto riguarda la lotta alla forma più perniciosa di questa infezione virale, l’epatite B, si è portato avanti un piano di vaccinazione che ha ormai immunizzato tutti i giovani sotto i 30 anni, per quanto riguarda la C, ugualmente pericolosa, ancora non si è messa a punto una strategia univoca.

    Naturalmente esistono farmaci antivirali che vengono utilizzati per curare questa patologia specifica (sempre che venga diagnosticata prima che si cronicizzi), ma che comportano effetti collaterali pesanti sull’organismo. Ci riferiamo, nello specifico, all’interferon alfa, somministrato tramite iniezione sottocutanea, che funge da stimolo al sistema immunitario, ma che risulta anche nocivo, provocando altri disturbi tra cui forme influenzali, irritabilità e tendenze depressive, insonnia, debolezza, deficit di attenzione e di memoria.

    Inoltre, anche questo medicinale, seppur efficace nell’80% dei casi, a volte necessita di un secondo ciclo di trattamento per debellare realmente il virus, il che espone l’organismo ad un rischio ulteriore di debilitazione. Per di più, poiché ogni ciclo è molto lungo, alla fine la persona che ha contratto l’epatite resta sotto terapia farmacologica (inclusi i “rimedi” contro gli effetti collaterali) anche per un anno intero. Per questo motivo i ricercatori australiani della University of Sidney, coordinati dal prof Jacob George, stanno mettendo a punto una cura che combatta in modo efficace il virus dell’epatite C, alternativa all’interferon alfa.

    Si tratta di due antivirali, chiamati declatavir e asunaprevir, che in fase sperimentale si stanno dimostrando in grado di contrastare il virus in modo ottimale, e, almeno stando ai primi test, definitivo. “L’obiettivo della terapia è quello di ridurre la carica virale a livelli non rintracciabili, il che equivale a una vera e propria cura, perché si impedisce l’evoluzione verso la cirrosi e il carcinoma del fegato”, ha spiegato il prof George.

    L’idea è quelle di riuscire a mettere a punto una multiterapia che combinando l’azione di diversi principi attivi antivirali, riesca a combattere il virus su più fronti, sconfiggendolo definitivamente in un tempo più breve che in passato, e soprattutto senza troppi danni collaterali al paziente. Lo studio australiano è stato pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine.